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mercoledì 29 gennaio 2014

Il tempo delle pere

Dunque, da dove si comincia?

Capitolo uno. Matrimonio.

Con quest'anello io ti sposo!

Eh no, 'spettate n'attimo. Già fatto, festeggiato, archiviato. Possiamo bypassare.

Fase successiva, pliz! 

Capitolo due. Riproduzione.



Aho, ho detto riproduzione




R-i-p-r-o-d-u-z-i-o-n-e




What?!


Questo è un problema! Qualcuno s'è magnato il capitolo! 

Uh signur, me gira la cabeza! Torre di controllo aiuto sto finendo l'aria dentro il serbatoio 

Niente paura ci pensa SantoSpirito, m'han detto così.




Piano Bì: capitolo duepuntouno.

Riproduzione assistita.

Pfiu!

Manuale di riproduzione per negati.

Maneggiare con cura.

Primo step : con questa pera io ti buco!




...

Fu così che il tempo delle pere ebbe inizio.

Pere sulla panza, per essere precisi. Che le dimostrazioni d'amore non son mica tutte rose, fiori, gioielli e kamasutra, no no. Dimostrare il proprio amore significa anche impugnare un siringone che somiglia a uno di quei pennoni multicolore così in voga nei mitici '90 e infilzare la tua dolce metà senza mai aver fatto un'iniezione neppure su una chiappa paffuta prima.

Qua siam coraggiosi, gente.

Lui e io, che mi sono affidata alle sue manone per ricevere la mia giornaliera dose di droga per le ovaie. Forse però il titolo di cuore impavido spetta più a lui che a me, niente ex equi nel palazzo reale. Sì perché facendo appello a tutta la razionalità e calma che mi contraddistingue più o meno pari a quella di Penelope quando vede volare una mosca in occasione del primo buco dopo essermi scoperta il ventre sono stata colta da improvvisa ed irruenta sindrome delle gambe senza riposo e ho frignato qualcosa come non lo voglio fare, non lo voglio fare, non lo voglio fare. Aiuto mi ucciderai.  La fiducia nel tuo compagno, il sale del rapporto.

Però poi l'ho fatto, eh. E senza manco strillare.

Ricercatrici alle prime armi fidatevi di una cagasotto come me, le pere non fanno male. Non il male che t'aspetti quantomeno, giurin giurello. E' più sensibile il culo della panza, tanto che adesso temo di più il Gonasi del Gonal-f. Non è che c'ho preso gusto ma il cagotto pre-buco non mi viene più, solo un leggerissimo friccichìo alla bocca dello stomaco prima che entri l'ago.

Insomma, sono sopravvissuta. Sono una cazzo di eroina. Sono la Princess sulle pere. Qualcuno vada a dire alla Principessa sul pisello che i 20 materassi li troverà occupati, stasera.


domenica 12 maggio 2013

Luca

La prima volta che ti vidi ti diedi uno schiaffo. Perché io ero una stronzetta restia alle dimostrazioni d'affetto e tu un bambolotto troppo buono e calmo per rispondere a quella palese manifestazione di cattiveria gratuita. Si narra che ti limitasti a guardarmi imbronciato, con una mano sulla guancia paffuta e arrossata mentre io, soddisfatta dalla mia dimostrazione di forza bruta, me ne tornavo trionfante da Mina, per la seconda volta (dopo questa) umiliata e piena di materna vergogna.

Io avevo 4 anni, tu 3.

Siamo cresciuti nello stesso paese, stesse strade, stesse scuole, molti amici comuni. Tu eri un tipo semplice. Mai una lite mai una cattiveria. Sorridevi e alzavi le spalle quando qualcuno insinuava fossi tonto, brutto, strano. Che poi brutto non lo sei mica mai stato, anzi. Hai lineamenti dolci, quasi femminili e dei grandi occhi verdi. Ti piaceva la musica, a 17 anni volevi fare il dj. Per la mia festa dei 18 ti improvvisasti esperto al mixer, non ricordo con quale esito ma sono certa ci divertimmo.

In ogni storia c'è sempre un punto di svolta. Quello oltre il quale tutto cambia. Cenerentola perde la mamma, Ariel si innamora di Eric, il padre di Belle viene rapito dalla Bestia e tu decidi di non nasconderti più a te stesso.

Cosa c'è di male se mi piacciono le perle?
E se mi trucco?

E se mi piacciono gli uomini?

In ogni storia c'è un antagonista. Tu ne hai avuto uno particolarmente accanito: l'ignoranza.

Luca va conciato da donna
Luca frequenta locali poco raccomandabili
Luca sta fuori col cervello

In ogni storia c'è un finale. Vorrei che il tuo fosse stato lieto. Come quello di Cenerentola, della Sirenetta, di Belle.

Luca si droga
Luca ha manie di persecuzione
Luca è stato ricoverato in una clinica psichiatrica
Luca si è buttato dal quarto piano

Luca è vivo ma non camminerà più. Non indosserà più le perle, non andrà più in giro conciato da donna, non frequenterà più alcun locale.

Luca ha perso la battaglia più importante, quella con se stesso. Ed io mi chiedo quando abbia smesso di sorridere e alzare le spalle. E perché nessuno se ne sia accorto. 

mercoledì 10 aprile 2013

Pausa caffé

La redazione, sia essa un immenso open space con le scrivanie a nido d'ape o un rustico bugigattolo che odora di carta e fumo di sigaretta è luogo per eccellenza di neuroni saltellanti, sinapsi iperattive, ritmi frenetici,  occhi sgranati e tic nervosi. Un tripudio di menti con un unico, grande obiettivo: fottere la deadline. Che poi nient'altro sarebbe che LA scadenza. Non una qualsiasi. L'unica davvero importante. Nel nostro caso era l'attimo immediatamente precedente l'invio di tutto l'ambaradan alla tipa sempre troppo incazzosa della tipografia che conosceva una sola frase: vi avverto, stavolta è un miracolo se riesco a farvelo stampare per la data prevista. A tre anni di distanza ho l'ardire di affermare che o era una santa o era una cazzara.

In un ambiente di lavoro con un ritmo così incalzante ed in particolare durante i giorni di chiusura, dove le ore lavorative non venivano nemmeno più contate, l'unica cosa che non poteva mancare era la sola sostanza dopante ammessa dalla legge, considerando che la Red Bull fa schifo. Il caffé.

Ottenere tale nettare degli dei non era impresa semplice. Bisognava attraversare uno stradone a due carreggiate e quattro corsie, un'aiuola, scendere una rampa di scale ed arrivare in una piccola piazzetta tonda. Un quarto d'ora abbondante per ogni dose. Decisamente troppo.

Così il Direttore, persona democratica e intelligente, dopo aver minacciato tutti di sottrarre ogni pausa caffè dal nostro già ridicolo stipendio, decise di comprare una macchinetta. Felicità.
Non era più necessario uscire con il freddo polare o col caldo umido, quello che squaglia l'asfalto e ti ci fa affondare dentro il tacco 10. Bastava alzarsi, inserire la cialda, premere un bottone, tornare alla scrivania e sorseggiarlo tra una picchiata e l'altra dei polpastrelli sulla tastiera.

Il terzo giorno eravamo depressi.

Perché avevamo scoperto che il caffè così non ha sapore. E non ti sveglia.
Avevamo scoperto che il bello del caffè era uscire insieme, dire due cazzate traversando la strada, imprecare contro qualche automobilista che passava col rosso al semaforo pedonale, rimproverare il collega idiota che passava sull'erba dell'aiuola, scendere lo scalone, arrivare alla piazzetta tonda e dare sempre la stessa risposta alla stessa domanda del barista:

Oh ecco gli Enzo Biagi dei poveri. Diteme un po', che è successo sta settimana?

Sandri' comprate il giornale. E facci 5 caffé

mercoledì 6 febbraio 2013

Droghe

Visto che questa mattina, prima di venire a lavoro, avevo questo interessantissimo programmino:

farmi svenare, again, dal mio medico di base

ieri sera, prima di tornare a casa, per premiarmi e incoraggiarmi ho pensato bene di fermarmi nel più vicino centro commerciale con l'intento di acquistare quel paio di stivali marroncini, scamosciati, mezzo tacco che sarebbero stati davvero bene con il maglione-vestito blu regalatomi dall'Umile Servo per il mio compleanno.

Questa mattina, in sala d'attesa, Mina lascia scivolare il suo sguardo sui miei regali piedini.
Mina: "Hai comprato un altro paio di scarpe?"
Princess: "Gli stivali sono scarpe?"
Mina: "Lo sono e sono nuovi"
Princess:  "Dovevo trovare il coraggio per il prelievo di stamattina"
Mina: "E quelle decoltè nere e rosse che hai comprato la scorsa settimana?"
Princess: "Il giorno dopo avevo un pranzo da mia suocera"
Mina: "E le francesine grigie lucide?"
Princess: "Dovevo far schiattare d'invidia quella collega che si crede fashion e invece va in giro vestita da Mago Zurlì"
Mina: "Stai prendendo una brutta piega, secondo me"
Princess: "Assoluttamente no"
Mina: "Invece sì"
Princess: "Ho detto no. IO SMETTO QUANDO VOGLIO"