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giovedì 6 marzo 2014

I(l) geni(o) del pannolino

Sono di nuovo incazzata con la Kinder. Evidentemente l'azienda sta tentando di sabotare i miei lussuriosi incontri con i suoi snack tossici. Ho appena visto la pubblicità del Kinder Maxi, leccornia da cui ho sviluppato un'insana forma di dipendenza ormai anni fa, probabilmente già alle elementari.

Protagonisti: papà e pupo. Obiettivo: cambio del pannolino. Al papà serve un incoraggiamento così si spara un più latte meno cacao. Fin qui nulla da ridire. Io ricorro al cucchiaio di Nutella per molto meno anche se mangiarsi una barretta di cioccolato con un pannolino sporco sotto il naso non dev'essere proprio il massimo della vita. Scelte. Poi però intento a rinnegare la sua diretta discendenza dall'homo sapiens decide di montare il misterioso aggeggio assorbente sopra la tutina a strisce bianche e rosse della povera creatura così da far sembrare il povero pupo un polpo con quattro tentacoli e un pannolino.

Se la volta scorsa il mio appello era rivolto a tutte le donne che rifuggono dalla figura della casalinga-mamma-lavoratrice tuttofare, stavolta mi rivolgo a voi, maschietti mortificati. Perché se io fossi un rappresentante della categoria xy mi sentirei offeso.Insomma, noi abbiamo Marie Curie ma voi avete predecessori come Leonardo Da Vinci. Lui progettava aeroplani e voi non siete in grado di mettere un pannolino a vostro figlio? Suvvia.

Non siete stanchi degli stereotipi? Io sì, i pubblicitari evidentemente no perché ci sguazzano ancora nel tentativo di rimediare alla loro mancanza di fantasia e innovazione. Per esempio sono abbastanza certa d'aver visto una pubblicità in cui lui prendeva per il culo lei intenta a parcheggiare a S.

Al fine di superare le discriminazioni di genere ripetiamo insieme e diciamo:

Sono una donna e posso eseguire un parcheggio a S.
Sono un uomo e posso cucinare un risotto.
Sono una donna e posso montare un mobile Ikea.
Sono un uomo e posso vestire mio figlio.

Ora potete andare in pace, diffondete il verbo e sfondatevi d'ovetti. Amen.

venerdì 24 gennaio 2014

La fatina delle merendine e il tutorial per la colazione

Che la Mulino Bianco abbia un concetto di famiglia radicato nel perbenismo e nella sostanziale disparità sessuale uomo-donna lo abbiamo, grossomodo, capito tutti. Del resto è la stessa azienda che ci fa sentire così dannatamente socialmente inaccettabili quando ci alziamo al mattino col pigiama di pile, il valore voglia di sorridere come se avessi una paresi facciale pericolosamente vicino allo zero e questi capelli:


La Barilla poi, dopo il figurone del suo presidente, non sarebbe manco degna delle mie Farfalle pomodoro e ricotta. Però dalla Kinder no, non me l'aspettavo. E lo dice una che s'è magnata 9 ovetti in tre giorni per trovare le Principess Disney. Immaginate la mia delusione quando ho visto questo spot:



La Boldrini tempo fa si lamentò delle reclame a sfondo schiavista con la donna che apparecchia, sorride e non mangia mentre il resto della famiglia tiene le chiappe saldamente ancorate alla sedia e si sfonda di Flauti e Tarallucci. Così avevamo accolto con sommo gaudio Zorro che parla con le galline. C'eravamo abituati a Rosita che interagisce col gato co li stivali quando ecco che rispunta lei: la fatina delle merendine, la vittima sacrificale del biscotto, la mamma tuttofare.

E stavolta è peggio del solito. Se prima la povera crista di turno si limitava si fa per dire eh a farsi il mazzo col resto della famiglia seduta a tavola manco uno che pensasse di passarle un Pan di Stelle stavolta la sfigata si alza prima di tutti e, prima d'andare a farsi il culo al lavoro, prepara la tavola per la colazione dei tre invertebrati, marito in primis, evidentemente incapaci di scaldarsi il latte. A tal proposito non perdetevi la scena di lei che attacca un post-it al microonde con su scritto da scaldare.  Tu uomo, dimmi, sei per caso deficiente? Ti manca il pollice opponibile? Non sai leggere?

Perché qua non si tratta mica di preparare un flambé di gamberi, diobono, si tratta di scaldare il latte e mettere in bocca ai tuoi figli due merendine chimiche preconfezionate. Io dico che ce la puoi fare.

Però, diamo al Cesare quel che è di Cesare, quei geni della comunicazione hanno pensato di bene di dare un contentino alla signora dal colore di capelli osceno. Un messaggino cuoricioso di ringraziamento. Che io, fossi in stata in lei, avrei risposto preferirei trovare la cena pronta, sanguisughe che non siete altro.