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mercoledì 7 maggio 2014

Tu quoque, Brute

Quando non puoi permetterti uno strizzacervelli puoi sempre attingere alle innumerevoli risorse di SantoSpirito. L'uomo in grado di coniugare ginecologia e psicoterapia, smanettate e chiacchierate. Funziona meglio se ti presenti munita d'una dose formato famiglia di autocommiserazione. Lagnosa, piagnucolosa e tutto ciò che di patetico finisce per -osa.

Quando stamane ho udito il trillo irriverente della sveglia ho pensato nell'ordine:

io non ci vado più da quello, tanto non serve a niente e sticazzi dell'iperstimolo 

lasciatemi morire in pace

non sarò mai madre

la vita fa schifo

Molto bene. 

Mi sono alzata con fatica, perché dopotutto sono una persona sana di mente (hahahaha). Ho atteso con la Zia Santa che lui arrivasse. Camminata fiera e galoppante, giubbotto di pelle, sorriso, occhiolino. 

Ciao Princess, ti chiamo subito!

Pff, come se servisse a qualcosa. Odioso d'uno spocchioso spione di vagine 

Cinque minuti di visita, venti di chiacchiere. A dirla tutta ha parlato quasi sempre solo lui. Un profondissimo discorso sull'importanza dell'ottimismo e udite udite sul potere della mente.

Tu quoque, SantusSpiritus. 

Sì, persino lui.

Lui scienziato, lui cinico, lui razionale, lui diverso, lui uguale, negro, ebreo, comunista. Lui.

Lui mi ha detto che c'ho il blocco psicologico.  Lui m'ha detto che così non va bene, che ci devi credere.

Sai Princess, fino a qualche anno fa, nemmeno io credevo che la mente potesse avere un'influenza determinante 

E devi iniziare a crederci proprio mo' che c'hai me sottomano?!

Però è vero.

Un gran paio di palle, scova il mio problema piuttosto, lavativo d'un giaino 

Ero un po' nervosetta, lo ammetto. Com'era la storiella sugli sbalzi d'umore? Ecco.

Tornata a casa ho riflettuto. E il dubbio ha corroso la mia corteccia cerebrale, sempre che ne sia rimasta un po'. E se fosse vero? Del resto io ho iniziato dal primo ciclo (frustatemi) a pensare male, ad angosciarmi a dire a me stessa cose tipo lo sapevo, lo sapevo che sarebbe andata così. Ho intrapreso questo percorso con l'ansia di chi ha un destino segnato. Ero paralizzata dalla paura e della certezza che tutto sarebbe andato male. Un po' come la teoria del piano inclinato. Quando le cose iniziano a capitolare non c'è verso di fermarle, arrivano fino in fondo.

Detto in soldoni me la so' tirata. Ma di brutto.

Continuo ad essere scettica riguardo il potere della mente. Non credo possa bloccare un impianto, impedire un'inseminazione. Al massimo, col fattore stress, l'ovulazione diventa incostante ma io sono sotto monitoraggio perenne e la mia è indotta dalle pere panza-chiappa. Non riesco ad accettare la possibilità che sia proprio io il filtro che impedisce ai miei figli di arrivare a me. Non ci casco, non voglio alimentare il mio senso di colpa.

Però devo iniziare a crederci, questo sì. Credere che un giorno il mio utero sarà abitato, credere che un giorno stringerò tra le mie mani un altro paio di mani, piccole e perfette. Credere che un giorno qualcuno mi chiamerà mamma. 

lunedì 17 febbraio 2014

Spazio fratto tempo

C'è stato un tempo senza tempo in cui ero un treno ad alta velocità, senza fermate intermedie e col paesaggio circostante che assumeva i profili indefiniti e affascinanti d'un quadro impressionista.
Un tempo di obiettivi a breve termine, di navigazione a vista, di facili diritture d'arrivo.
Un tempo fatto di attese brevi, progetti realizzati, vita scandita da impegni appassionati e frenesie scatenate.
Un tempo in cui il tempo della mia mente e il tempo della mia vita hanno coinciso regalandomi per un attimo un delirio d'onnipotenza a discapito di quelle piccole ed insignificanti lezioni di vita che sommate ti rendono donna, quelle battute d'arresto necessarie perché lo stop, inevitabile e severo, non ti blocchi poi. Senza preavviso e con la sensazione di perdita d'un salto nel vuoto.

C'è stato un tempo in cui arrivavo prima. Prima di tutti, prima di me, prima del mondo, prima di capire.

Ho tirato dritto con la convinzione di non dover aspettare poi. Come se le attese con il loro carico di calma piatta e tempo dilatato fossero un male da evitare.

Quanti particolari ho lasciato indietro spinta da quest'ansia incontrollabile di arrivare, finire, concludere? Quante cose di me mi sono persa? Quanto poco mi conosco adesso che l'attesa, il tempo dilatato, la calma assordante d'una casa silenziosa mi costringono a fare i conti con me stessa?

Dante lo chiamava contrappasso. Mia madre la chiama lezione di vita.

Prima o poi doveva succedere anche te.

Aspettare, fermarsi, essere disorientata, perdere la via, gli obiettivi, le aspettative, toccare il fondo. E ricominciare. Con più calma e determinazione. Con più consapevolezza. Godendosi il percorso.



lunedì 11 novembre 2013

Strategie anti-ex

Al G.F. c'era il confessionale noi abbiamo il té delle cinque che spesso diventano le sei, qualche volta le sette, raramente l'ora di cena in tal caso diventa magnamose 'na pizza. E' preceduto da un sms, generalmente in codice, a meno che la richiedente non sia tanto sconvolta e bisognosa d'attenzioni e consigli da dimenticare la consolidata prassi, frutto di pluriennali e pregressi accordi.

Il motto dell'abituale incontro è giù le maschere. Al tè delle cinque parlare di tutto è imperativo categorico. 

I problemi derivanti dai nostri rapporti con l'altro sesso costituiscono, ovviamente, la fetta principale del nostro ciarlare anche se le briciole ovvero le appendici della conversazione primaria possono essere assai divertenti e istruttive. Io per esempio ho scoperto innovativi metodi per colmare il gap d'altezza quando si fa sesso in piedi. Che non si dica che non posso imparare nulla dalla Sister G.

Nella classifica degli argomenti più gettonati manco a dirlo ci sono le ex. Lo spauracchio di ogni femmina.
Dopo numerosi confronti con le mie Sisters sono giunta alla conclusione che esistono essenzialmente tre strategie difensive da attuare la fine di pararsi il didietro dai fantasmi delle storie passate.

Indifferenza. E' la meno praticata perché richiede un'autostima pacco famiglia e la certezza assoluta che i suoi ti amo post-coito siano sinceri e replicabili anche con le mutande indosso. Fingersi noncuranti quando lui tira fuori il portafoglio di Hello Kitty appartenuto a qualche buonanima è una prova di resistenza che manco Rambo uno, due, tre, quindici. 

A me non da fastidio, sono superiore.

Guerra in trincea. Senza dare troppo nell'occhio. Per attuare questa strategia è necessario l'ausilio della BFF che all'opportuno interverrà con un mi piace su Fb, una foto di voi due che vi guardate mentre fate finta di non essere in posa, un commento stile siete la coppia più bella del mondo. Perché marcare il territorio è importante, signore mie.

A me non da fastidio ma deve stare al posto suo.

Impatto frontale. Li sentite i tamburi? Vi siete pittati la faccia di strisce blu? Bene. Questa strategia non ammette perbenismi, tolleranze ed ipocrisie. Viene di solito scelta da chi ha visto infranto il proprio sogno d'amore proprio a causa di un ritorno di fiamma e impone pugno duro e lotta senza paura. Il primo passo è pretendere dal proprio compagno l'immediata interruzione di ogni forma reale o immaginaria di contatto con la ex. Segnali di fumo compresi. Il secondo è denigrarla. Puntate al tallone d'achille: la psicosi. Perché tutte le donne ne hanno una fuorché voi che siete perfette sotto ogni aspetto, ovviamente. E poi c'è il confronto sul sesso. Sono sicura che lei quel giochetto d'anca non lo faceva, eh? Infine la minaccia velata ma non troppo: se si fa viva le riempio la posta di Fb di insulti perché ho ucciso per molto meno, io. Se fate il fumo dalle orecchie siete davvero delle professioniste.

A me non da fastidio, al prossimo mi piace è una donna morta. 

E voi come combattete lo spauracchio ex?

mercoledì 30 ottobre 2013

Latitanze

I miei sogni mi precedono. Da sempre. E' il vantaggio d'avere un incoscio parente stretto di Stakanov. Lui non si lascia ingannare dagli artefatti della mia ragione, dalle costruzioni artificiali di serenità, dalla felicità in pillole, dal mantra e dalla respirazione. Lui lavora, sempre.

Così io sogno litigi. Violenti e dolorosi. Spesso le persone che amo sono protaginiste indiscusse delle mie divagazioni oniriche, qualche volta ne fanno parte anche i semplici conoscenti. Disagio e eccitazione sono le sensazioni che mi si appiccinano addosso quando apro gli occhi preda di un respiro affannato.

Credo d'aver cantato vittoria troppo presto.

Sto meglio.
Piano piano ce la faccio.
Il Gonasi mi fa una sega, vedete come sono serena?

Balle.

L'inconscio non cede alle mia avances e gli ormoni dopati completano il quadro.

Sciattaman mi ha educatamete chiesto che minchia di fine avessi fatto.

Spero che vada tutto bene

Una favola, psaico. Una favola.

Sono contento. 


E io faccio finta di credere tu m'abbia creduto. 

Ho latitato e forse ho fatto male. Ma tra dopaggi, monitoraggi, lavoro e  la ZiaSanta che ha pensato bene di esibirsi in un doppio carpiato sulle scale di casa sua non ho avuto modo, testa, tempo di dedicarmi alla psicoterapia nonostante lui m'avesse pregato di non interromperla al fine di non creare resistenze che m'avrebbero fatto male.

Faccio da me.

Bella idea del cazzo, Princess.

Il punto è che faccio fatica e troppi percorsi insieme non li reggo, mi sfiancano. Ho bisogno di canalizzare le mie energie verso un unico obiettivo poi, magari, avrò tempo e voglia di lavorare su me stessa.

Sempre che ci sia ancora una me stessa alla fine di tutta 'sta storia. Che mica son più tanto sicura di non lasciarci le penne, eh.

venerdì 6 settembre 2013

AAA antagonista cercasi

Lo dirò una volta sola. Poi negherò para siempre quindi approfittatene, scatenatevi.
Insultatemi, inseguitemi con un bastone, tramortitemi ma fermatemi, perché lo sto rifacendo. 

Sto ignorando gli illustrissimi pareri, nell'ordine, di Giulietta alias la giaina namber uan, SantoSpirito alias il giaino namber tuNegnente alias il mio medico di famiglia, Sciattaman alias lo psaico tuttologo per affidare la mia salute e la mia possibile futura maternità alla medicina self service di vu vu vu punto gugol punto i ti. 

Perché a me i conti non tornano. Perché io a qualcosa devo appigliarmi. Perché ho bisogno di un nemico contro cui scatenare l'ira funesta del pelide achille

Perché se i suoi soldatini lavorano bene, io ho l'utero narciso, tube free, niente endometriosi, fibromi, malformazioni, problemi tiroidei, insulinici, cisti e pure gli ormoni allineati in fila per sei col resto di due per quale diavolo di motivo non me ne vado in giro con un cocomero nell'addome e la caviglie da elefante?

Abbiamo escluso il 90% delle possibili cause di infertilità. Il restante 10% è l'imponderabile: sei stressata, non ci devi pensare, c'hai il blocco psicologico, i pianeti non sono allineati, c'hai saturno contro, qualcuno t'ha fatto il malocchio, non è destino.

Col tubero che io ci credo a 'ste minchiate da cartomante. No no e no.

Io razionalizzo pure i sogni, come dice Sciattaman. Un problema dev'esserci.

E un problema c'è.

E' uscito fuori allo start. Con le preconcezionali. Omocisteina a palla e MTHFR mutato in omozigosi. A causa di questa mutazione genetica non assorbo la vitamina B che drena l'omocisteina che, a sua volta, può provocare la creazione di piccoli coaguli nel sangue.

Niente panico, dicono tutti. E' un problema gestibile e, soprattutto, non inficia la fertilità, casomai crea problemi dopo, a cose fatte, a panza piena. E allora si valuterà. La cura si chiama acido folico-cardioaspirina-eparina all'occorrenza ma ora non è il momento di pensarci, facciamo solo abbassare l'omo, che ti intossica il sangue, con vitamina B e Prefolic da 15.

Eppur si muove.

Eppure spulciando forum, blog e medici.it viene fuori che sì, l'mthfr crea problemi dopo ma che in molti casi di infertilità sine causa è stato riscontrato questo problema. 

M'è partito il neurone per la tangente. 

E se un'omo così alta l'embrione non lo facesse proprio attaccare? E se avessi delle mestruazioni abortive? E se incinta ci fossi rimasta, anche solo per un giorno? Anche solo per farmici credere un po'? E se non me ne fossi accorta?

Il mio cervello a forza di seghe mentali si sta accecando.

Io lo sapevo che la laurea avrei dovuto prenderla in medicina. Tanto la sindrome da quarto anno, quella per cui ti autodiagnostichi tutto quel che studi, ce l'ho comunque.