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lunedì 23 settembre 2013

Biagio

Dicono che i figli si fanno di pancia, perché è una scelta pazza e irresponsabile. Un po' come innamorarsi, se ci pensate. Un po' come tutte le scelte dai risvolti inaspettati, a volte pesanti, a volte preda di qualche postumo segnale di pentimento racchiuso in un ma chi me l'ha fatto fare.

Noi, che di pance non siamo esperti, soprattutto di pance piene, noi che non abbiamo potuto scegliere una gravidanza, la nostra scelta folle l'abbiamo fatta scegliendo lui.



Totalmente all'oscuro di ciò che un cane comporta, in qualche modo faremo. Un po' come quando arriva un figlio a sorpresa. In qualche modo si fa sempre.


L'incontro con sua maestà baffuta non ha avuto il sapore dell'idillio, c'era da aspettarselo da una micia isterica. Con la schiena inarcata, il pelo dritto e la faccia satanica ha fatto capire a noi bipedi che no, Biagio non era proprio stato contemplato nel suo personalissimo progetto di vita.

Io, che sono una gattara, roba che se fossi zitella finirei circondata da pedanti miagolii e morirei sola con la faccia nei croccantini, ho scoperto nel nuovo arrivato un affetto e una dolcezza che parlamose chiaro i mici raramente concedono.

E pensare che mi piacciono per questo: indipendenti, opportunisti, ruffiani.



Siccome l'arrivo del fratellone panzuto e puzzolente avrebbe potuto avere ripercussioni nefaste sul suo ego smisurato, abbiamo deciso di lasciare proprio alla gatta l'ultimoa parola miagolio riguardo il nome del venturo.

Due post-it accartocciati lanciati in direzione opposta, il primo che prende vince.

Ha scelto Biagio, mi sa che l'ho plagiata con la storia del fascino vagabondo del fidanzato di Lilli. E va bene, la smetterò con la Disney. Quando avrò 80 anni. Forse.



Insomma, gente, siamo in quattro e che nessuno ora si azzardi a dire che non siamo prolifici.


sabato 15 giugno 2013

Penelope

Visto che a Palazzo non vi è traccia alcuna di doppie linee su uno stick pregno di pipì, panze tonde, vagiti, culle e pannolini Princess e USI hanno deciso di farla spiccia e andarsi a prendere il terzo membro della loro very little family.

E' stato semplice. Niente calcolo dell'ovulazione, pasticconi dopanti per le ovaie, giorni d'astinenza per potenziare il getto spermico, dubbi esistenziali muco-non muco - ovulo-non ovulo, appuntamenti loschi e raccomandazioni tipo svegliami quando torni, capisci a me. 

Lei è una donna, si chiama Penelope, beve latte, è causa di notti insonni, sparge cacca dove non dovrebbe. Che altro dire? Ah è pelosa, ha 4 zampe e miagola. Eccola:



Il nostro rapporto è iniziato nel migliore dei modi. Lei si lagna fino allo sfinimento, io mi alzo dalle due alle cinque volte dal letto, mi avvicino per carezzarla e lei soffia manco avesse visto un doberman incazzato. E' così piccola da non riuscire a scendere le scale ma non così tanto da non farsi le unghie sullo stipide della porta. In due giorni ha dato il meglio di se grazie all'accoppiata vomito-cacca. Roba che son diventata ipocondriaca pure nei riguardi di sua maestà baffuta.



Siccome, però, il mio lato mamma degenere reclamava la ribalta ho pensato bene di perdermela in camera da letto durante il primo giorno di permanenza nelle sue reali stanze. Il tempo di lavarmi i denti è lei stata inghiottita in qualche remoto angolo a me sconosciuto. L'ho lasciata sola e miagolante senza sapere dove fosse e se l'avrei trovata ancora viva al mio ritorno dal lavoro. Ditemi che non esiste un'assistente sociale dei gatti, please.



Vi assicuro che le reclusione forzata è solo temporanea. Quando la coronata testa pelosa sarà sufficientemente indipendente ovvero quando gli altri gattoni del vicinato non la vedranno come la novellina ingenua, vittima sacrificale di smanie bulliste, la tipetta tutto soffio potrà avere il giunglino tutto per se e tra qualche mese, magari, amoreggiare al chiar di luna con qualche micio vagabondo. Che si sà i vagabondi hanno sempre il loro fascino.



Ora vi lascio, vado a controllare che non me l'abbia fatta sul piumone.