Grande festa alla corte di Francia, la seienne di casa, figlia delle cugina L. e dalla nomea non particolarmente lusinghiera è ufficialmente uscita dalla fanciullezza perdendo il suo primo incisivo. La madre ha provato a circuirla con la celebre storiella della fatina dei denti ma lei ha declinato l'invito ad attendere fiduciosa la misteriosa apparizione del soldino sotto il cuscino pretendendo, in cambio della sua prestazione da sdentata, un gelato pistacchio e cioccolato.
L'evento, di per se comune e apparentamente non degno di rilevanza mi ha dato spunto di riflessione circa i personaggi di fantasia che hanno popolato la nostra infanzia ai quali, con buona probabilità, potremmo attribuire la responsabilità delle nostre nevrosi adulte.
Sì perché ai miei tempi e dalle mie parti la fatina dei denti, aggraziata fancuilla bionda provvista di bacchetta magica, non esisteva. Al suo posto c'era un ratto. Un topo. Un roditore avvezzo a frequentazioni di luoghi poco idilliaci come fogne e paludi. L'idea che un essere del genere potesse finirti dentro il letto era tutt'altro che rassicurante. Se non altro per le infezioni.
Ma il topo dei denti non è stato l'unico protagonosta dei nostri incubi.
Al terzo posto di questa classifica dell'orrore troviamo mazzo maestro. La prima a parlarmene fu la Sister G. Pare che tale misterioso demone avesse la capacità di attorcigliarvi le budella qualora voi aveste avuto la malaugurata idea di inghiottire una gomma da masticare o gomma americana come la chiamava la signora Lisetta, nonna di G., amica intima di mazzo maestro.
Nonna R., evidentemente terrorizzata dalle alture, era invece solita metterci in guardia contro tale angino. Il Capitan Uncino paesano. Misterioso uomo di mezz'età, si appostava sotto finestre, balconi, muretti in attesa che il tuo testone si sporgesse. A quel punto ne approfittava per aggangiarti col suo uncino e trascinarti, con violenza inaudita, giù. Uccidendoti, ovvio.
Il primato spetta invece allo stracciarolo. Venditore ambulante di stracci e roba vecchia. Lavoro che gli serviva da copertura per la sua reale attività: il traffico internazionale di bimbi molesti. Ad ogni capriccio seguiva la minaccia ora chiamo lo stracciarolo. E tu vedevi te stessa abbandonata stile piccola fiammiferaia sul ciglio della strada, vestita degli stracci dello stracciarolo. Al freddo e al gelo.
Unico personaggio neutro era il celebre nonno in cariola. Responsabile del frastuono temporalesco. Per cause ignote poi. Perché, parlamose chiaro, una cariola non fa mica tutto quel casino. E poi 'sto nonno la cariola la trasportava o ci stava messo dentro? E nel secondo caso chi trasportava lui? Ma soprattutto, per quale motivo usava mettersi dentro una cariola?
E poi non dimentichiamo i dettagli. Tale nonno in cariola aveva mutande viola. Non so voi ma io me lo immaginavo sempre in boxer viola a pois bianchi. So' nata fashion, io.