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lunedì 2 settembre 2013

Elogio dell'ozio

Il punto è che ci crediamo immortali e invincibili. Ci trinceriamo dietro a slogan logori e ipocriti come io ce la posso fare. Pensiamo di essere immuni allo stress, alla stanchezza, allo sconforto. Proiettiamo le nostre energie verso obiettivi pretenziosi, come la felicità. Come riaverla, soprattutto.
Tratteniamo il fiato e ci immergiamo, ignari, speranzosi ed equipaggiati per la battaglia, nel mare dei nostri problemi. Restiamo così, convinti di avere sufficiente aria nei polmoni, per tanto tempo. Troppo. Fino a quando non sentiamo bisogno d'ossigeno. Così iniziamo a riemergere, senza fretta, un po' per volta e impariamo a boccheggiare, facendo piccole scorte d'aria fin quando nemmeno quelle bastano più. E tiriamo fuori la testa, osservando la bellezza della terra ferma, del mondo che, imperterrito, è andato avanti mentre noi, sott'acqua, trattenevamo il respiro.

La mia boccata d'ossigeno è stata questa vacanza.



Non ho preteso nulla da me stessa, ho lasciato che fosse il mio corpo a dettar legge a decidere i ritmi ad assecondare i bisogni. 

Ho spento la sveglia, pranzato a sera inoltrata, letto libri che da troppo tempo reclamavano attenzione e accumulavano polvere sul mio comodino.



Ho giocato coi sassi pensando a un piede piccolo, di una Lei. Io, che ho sempre fermamente creduto che mio figlio sarebbe stato maschio, con quella consapevolezza della ragione, ho invece visto l'esatto profilo e gli occhi tondi di mia figlia. Come se esistesse già. Come se stesse solo aspettando che sua madre le dia la possibilità di essere vergognosamente felice.



Mi sono goduta la lentezza. La simmetria dei sassi tondi su uno sfondo marittimo.




Il vento tra gli ombrelloni.




La vita leggera. 

La vita come dovrebbe essere.


martedì 20 agosto 2013

Sfide estive

Questa mattina ho deciso di sfidare le avverse previsioni meteo con un pacchetto di Rustiche consumate rigorosamente sul lettino fronte piscina del nostro hotel.

Ha funzionato.

Non solo gli attesi fenomeni temporaleschi, da queste parti, hanno marcato visita ma neppure una piccola goccia di acqua piovana ha bagnato il reale capo. Così all'ora di pranzo abbiamo deciso di tentare la spiaggia. Mezzavalle, riviera del Conero, Marche, non è comodissima da raggiungere. Il cartello che consigliava di indossare scarpe da trekking per percorrere il sentiero che permette di arrivare alla spiaggia avrebbe dovuto mettermi sul chi va la. In ogni caso io e le mie vetuste Nike, unico paio di scarpe da ginnastica presenti nella mia scarpiera  fustigatemi pure voi fitness addicted ce la siamo cavata dignitosamente. Se per dignitosamente si intende evitare di morire per insufficienza cardiaca.

Mi sono goduta il rumore di onde impazzite, soggiogate dal vento, mentre sonnecchiavo sul mio asciugamano col timido sole che ha deciso di  regalare a noi, bagnanti coraggiosi, tutto se stesso solo verso le 15.

Intanto questo mese la mia ovulazione ha pensato bene di fare un po' quel che minchia le pare presentandosi in anticipo di qualche giorno. L'altra unica volta in 18 anni di onorata carriera in cui è accaduto risale a due anni e due mesi fa. Quell'ovulazione ballerina mi evitò di andare all'altare ciclata.  Fu l'unica concessione di un ciclo che ha sempre avuto incredibile tempismo nel rovinarmi vacanze al mare e week end amorosi. Insomma, io l'ho preso come un segnale divino perfettamente coscia di essere una povera piccola e ridicola illusa ma a qualcosa signori miei dovrò pure attaccarmi e please non consigliatemi il solito tram che a Roma d'estate li dentro si muore di caldo e di puzza d'ascelle.

venerdì 16 agosto 2013

That's all folks!

Senza Capetto il mondo è un posto migliore. E il mio ufficio pure. Sono sola e in pace coi sensi in una stanza usualmente occupata da quattro persone. Nei momenti di totale beatitudine tiro anche i piedi fuori dal tacco 10 che, si sa, non può mancare nemmeno quando l'azienda è meno popolata di casa mia. Micia a parte.

Periodo di saluti, baci e arrivederci, questo. I reduci e stakanovisti che ancora non si decidono ad alzare il culo dalla sedia girevole odorano di crema solare e calzano infradito. Ci si sente un po' come quei giorni di giugno che precedono la chiusura della scuola. Entusiasti per le imminenti vacanze, esausti ma pure un po' nostalgici perché ma sì dai c'avevamo quasi fatto il callo a far la muffa in ufficio. Alle minchiate di Capetto no, quello mai.

Io, per il momento, ho salutato solo l'ultima boccia di Serpentine. Non un profumo, una droga ormai fuori produzione. Trovarlo in commercio è impresa titanica. Ho finito 5 campioncini nel, per ora, vano tentativo di rimpiazzarlo.

Nel frattempo è venuta a farci visita G., la donna di cui vi avevo parlato qui, con in braccio 3kg e 700 grammi di perfezione. Io, manco a dirlo, mi sono emozionata. Sì, proprio io. Quella che da qualche mese a questa parte, quando ha capito che incinta facendo all'ammore non ci sarebbe rimasta mai, è diventata, come dire, arida. Sì ecco, arida è il termine adatto. Roba che quando vedo un bambino lo evito come la peste. Roba che provo sincero astio e sincero imbarazzo per tutte le mamme che postano foto di pargoli al mare, pargoli in piscina, pargoli dormienti, pargoli sorridenti, pargoli piangenti.

Non sono una bella persona. I know. Abituatevici.

Detto ciò io levo le tende, gente.

Tornerò con uno smalto rosso ciliegia, un nuovo taglio di capelli e due kg di meno. Così settembre sembrerà meno duro.

E siccome io di questo mio piccolo spazio virtuale non posso proprio fare a meno, proverò a non sparire, inghiottita da qualche demone marino o dall'ormai celebre angino.

Buone vacanze non ve lo dico, perché chi sta in vacanza non ha poi tanto bisogno di questo augurio. Augurio che giro a chi, invece, in vacanza non ci va. Non ancora o per niente E come disse la mia amica M., due anni orsono, di ritorno dalla Sardegna, ad una Princess che le vacanze le aveva saltate a piè pari in cambio di una licenza matrimoniale non pagata: beata te che non hai la depressione da rientro!

La mandai affanculo, ovvio. Mandatemici anche voi, se vi fa stare meglio.

Baci e abbracci, sudditi del mio cuore.

martedì 6 agosto 2013

Intenti vacanzieri

Questa mattina seduta sulla tazza del cesso mentre mi rifacevo il trucco mi son chiesta per quale motivo mi stessi preparando per andare a lavoro anzichè camminare su una spiaggia bianchissima o essere sdraiata a chiappe in sù su un materassino morbido cullata dalle onde di un mare cristallino.

Poi mi sono ricordata delle bollette.

E del fatto che se la vacanza me la voglio pagare devo lavurà. C'è poco da fare. Lo sapevo io che dovevo maritarmi a un uomo ricco. S'è mica mai vista una Princess che lavora? Suvvia.

Dopo aver affrontato l'ora di macchina a 40gradi ed essere stata accolta da un cetriolo lavorativo di notevoli dimensioni ho fatto una capatina su Fb giusto per vedere la foto delle bianche cosce della Sister, della settimana enigmistica e del suo costume a righe. Le ho scritto che la odio.

Il malessere da reclusione forzata è, oltretutto, solo in fase iniziale visto che la sottoscritta dovrà passare la settimana di ferragosto con il culo ben saldo su una sedia girevole e alla presenza di Capetto che quest'anno ha avuto la brillante idea di andarsene in ferie a settembre, giusto per farmi compagnia. Son fortune.

La misura della mia stanchezza fisica e mentale si evince dal rifiuto categorico delle solite vacanze all'arrembaggio così care alla coppia principesca. Quelle in cui con il dichiarato intento di fare tutto e vedere tutto ti stressi come se dovessi presentare il bilancio semestrale all'AD.

Insomma ho voglia di cose semplici. Tipo mangiare, abbronzarmi, dormire.

Quasi quasi vado in gita col centro anziani del paesello.