Amo la storia e l'arte francese. L'assolutismo monarchico del Re Sole, l'opulenza di Versailles, la follia di Maria Antonietta e poi l'Illuminismo e la Rivoluzione.
I miei occhi sono stati rapiti dal rosso della bandiera repubblicana che spicca quasi al vertice della struttura piramidale, così cara agli impressionisti, del celebre La libertà che guida il popolo. Sono rimasta in contemplazione davanti a quella Nike popolana. In parte Dea, col seno immacolato al vento, in parte donna, col corpo cinto da un saio logoro, in parte eroina, con la baionetta in mano. Ho sorriso pensando all'egocentriscmo di Delacroix che si rappresentò nel quadro con un elegante cappello a cilindro. Ho amato i colori de La zattera della Medusa e il realismo de La morte di Marat.
Amo Canova per le forme dolci e armoniose delle sue sculture, per Amore e Psiche e per la veste di Ebe, le cui pieghe si muovono sinuose, spinte da un vento immaginario.
Amo i compositori tedeschi. Bach, soprattutto. E la sua Aria sulla IV corda perché nella seconda parte, quella che pochi conoscono, quella tagliata nella sigla di Quark, le note di sottofondo si animano, escono fuori dall'anonimato, dal piattume, dal dormitorio in cui sonnecchiavano nella prima parte e dialogano, intrecciandosi alla melodia principale.
Amo la trigonometria. Perché non è più algebra, non è più matematica, non è ragione e calcolo. E' fantasia.
Amo gli estremi, i contrasti, i pazzi e il rosso.
Amo la perfezione. In qualsiasi forma decida di manifestarsi.
Sarà per questo che più dei romanzi russi, più dei quadri francesi, della Sala degli Specchi, di Canova e di Bach, più dei numeri e delle note, io amo te.