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lunedì 6 maggio 2013

Er traffico de Roma

A Roma non c'è il traffico. A Roma le vie consolari potrebbero essere passibili di denuncia per sequestro di persona. A Roma se decidi di uscire in macchina quando piove, come fanno tutti i duemilioniseicentoquarantunmilanovecentotrenta abitanti, devi attrezzare il tuo abitacolo con vettovaglie, pappagalli per i signori e padelle per le ovaiomunite al fine di garantire la sopravvivenza della specie. Se poi parti dal monculo provinciale allora sarà il caso tu provveda anche a fornire l'auto di tutti quei  beni di seconda necessità tipo giornali, tablet, libri, trucchi, discografia dei Beatles che ti serviranno a tenere occupato il cervello e non aggredire verbalmente, in preda allo sconforto indotto dall'immobilismo forzato, il tizio che ti è davanti al semaforo, reo di non aver fatto pressione sull'acceleratore un nanosecondo dopo lo scatto del verde.

Per non passare inutilmente buona parte della mia vita sul tratto urbano dell'A24 ho fatto una cosetta nuova: osservare la gente e categorizzarla. Diocomemepiace.

Tra gli Schumacher repressi troviamo:

1. Il fatalista. Accetta con rassegnazione il suo tragico destino di recluso tra le lamiere. Ogni tanto alza gli occhi al cielo e se incontra il tuo sguardo cerca solidarietà con un mezzo sorriso, un cenno di diniego e la classica alzatina di spalle.

3. L'ansioso. E' generalmente membro onorario dell'Associazione Italiana Scassatori di Cazzo Suonatori di Clacson. Usa lampeggiarti come se il suo scopo nella vita fosse quello di farti venire un attacco epilettico. Passa da una corsia all'altra nel vano tentativo di guadagnare qualche metro, la sua mano sinistra è vittima di un continuo moto verticale. Lui il traffico lo rinnega, fa finta che non esista, lo ignora. Altrimenti perché suonare quando tu sei ferma, imprigionata, esattamente come lui, tra centinaia di altre auto immobili e col freno a mano tirato per evitare un crampo al piede che tiene giù la frizione?!

2. L'iperattivo. Si trastulla con gingilli di vario tipo. Legge, canta, twitta, posta deprimenti foto del traffico su Instagram,  whatsAppa, mangia. I modelli avanzati, tipo me, arrivano anche a farsi la toilette. Del resto rifarsi il trucco mentre l'ansioso chiama a raccolta tutti gli inquilini del paradiso a partire da  Sant'Almachio è assai soddisfacente.

4. Il fuorilegge. In condizioni normali è un habitué della corsia di sorpasso e uno schiacciatore del pedale di destra di prima qualità. Carne fresca per tutor, autovelox e Polizia Stradale. Approfitta delle aree di servizio per bypassare la fila tirandosi dietro le maledizioni dei gestori delle pompe di benzina. In caso di traffico si piazza solo a destra, scruta l'orizzonte in cerca del nemico per poi schizzare sulla corsia d'emergenza. Nel caso in cui venga fermato tira fuori  sempre la stessa scusa: ho un attacco di panico in corso.

Sebbene io non sia un'amante del genere, che invece piace tanto alla Sister, a conlusione di questo post non posso che piazzarci questa:


Grazie, Roma

sabato 30 marzo 2013

Donne e motori. Stereotipi e dolori.

Quando l'USI mi ha comunicato che nel giorno che commemora la resurrezione di nostro Signore casa nostra sarebbe stata invasa da tutta la sacra corona unita, tredici persone in tutto di cui uno simpatico come un calcio in culo con rincorsa, ho sentito l'impellente bisogno di un paio di scarpe nuove. E un maglioncino color melanzana. E uno smalto fuxia. E una collanina con pendolo a forma di gatto.
Quindi dopo il lavoro sono andata a fare shopping. Schiava del capitalismo che non sono altro.

All'uscita dal centro commerciale quell'inquietante spia a forma di pompa di benzina ha iniziato a lampeggiare. Dopo km 15, nel disperato tentativo di attirare la mia attenzione, è diventata fissa. Ed io, che ho fatto dell'arte di rimandare fino a quando diventano improcrastinabili le azioni che mi risultano scomode uno stile di vita, ho saltato numero 2 benzinai perché tanto c'è quello sull'A24. 

Prava pampina itiota, direi a me stessa, col senno di poi.

Il mio machiavellico piano avrebbe funzionato alla perfezione se non fosse che, distratta da una comunicazione telefonica, anzichè girare verso l'area di servizio ho preso l'A1.

Da un minuto all'altro mi sono ritrovata persa.

Persa senza benzina.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole.

Persa senza benzina sull'Autostrada del Sole con una chiamata dell'USI in arrivo.

Ciao Princess dove sei?

USI ehm... ecco... io, come dire, avrei fatto una principessata

Vi risparmio le parolacce. Dopotutto ho il sangue blu, santocielo.

La prima uscita dal nome amichevole, raggiunta, suppongo, grazie all'accoppiata carezzine ruffiane sul volante e frasi zuccherose tipo amore mio ce la puoi fare, ho fiducia in te rivolte alla mia Polly, mi ha catapultata dritta dritta sul set di Jack lo squartatore, il ritorno. In 3D. Stazione di servizio deserta, poco illuminata, rumore di lamiere cigolanti.

No panic, penso, faccio benzina e me ne vado. Poi cerco di capire dove minchia sono e come faccio a tornare a casa.

Incenua pampina itiota.

Polly è una tipetta stronza, sapete. Deve aver pensato non l'ho fatta perire da sola sull'A1 senza benzina, è sufficiente per oggi, perché il fottuto tappo non si apriva. A nulla sono valse le istruzioni telefoniche di un marito rassegnato a farmi da badante, meccanico e navigatore satellitare. Stavo per arrendermi ad un aspettami lì, chiuditi in macchina e non muoverti, vengo a prenderti quando è arrivato lui. Il mio salvatore. La colombella pasquale. Il ramoscello d'ulivo. Tale Raffaele che ha esordito con sono passato due volte ed eri sempre lì, ho pensato fossi in difficoltà. Gratidutine infinita. Se avete bisogno di un'immagine che racchiuda il concetto posso farvi avere un'istananea che riproduce la mia espressione in quel momento. Il tipo non mi ha solo aperto il tappo. Mi ha fatto benzina. Perché io, ormai col cervello in pappa, manco sono stata in grado di far funzionare la macchinetta del self service. Dubito avrei centrato il foro del carburante. Sono andata via che ancora gridavo grazie grazie grazie dal finestrino.

Trovare la strada per tornare a casa è stata la cosa più semplice.

Ammettere di incarnare alla perfezione lo stereotipo della femmina al volante è stata davvero, davvero dura.

martedì 5 marzo 2013

L'anziano burlone e il rimorchiatore seriale

Ieri notte qualcuno, a mia insaputa, deve aver appeso alle mie spalle un cartello con su scritto:

Prenditi gioco di me e/o rimorchiami sull'autostrada

Son uscita di casa in vergognoso ritardo e mi sono fiondata in macchina a velocità supersonica sbattendo la portiera senza nemmeno guardarmi intorno. Mentre mi passavo il burrocacao sulle labbra perché va bene il ritardo ma una Princess non va a lavoro con le labbra screpolate ho avuto la sensazione che qualcuno mi stesse osservando. Mi sono voltata e un attimo prima che venissi colta da aritmia cardiaca ho realizzato che il faccione paffuto, rugoso e sorridente spalmato sul mio finestrino apparteneva al papà del mio vicino di casa, di età compresa tra i centodue e centoquindici anni, noto alla forze dell'ordine per essere scappato dall'abitazione del di lui figlio alle tre di notte, in pantofole, pigiama e vestaglia adducendo la seguente motivazione:

Volevo farmi un quartino al pub

"Buongiorno!", dice
Buongiorno un par de struffoli, n'altro po me ammazzi, penso
"Buongiorno!", dico
"Hai la ruota a terra"
Ma porcazoccola
"Oh no, davvero?"
Lui se la ride e risponde "no, stavo scherzando!"
Malimortaccitua
"Ah, simpatico!"

Ho girato la chiave e fatto manovra pensando che essere coglionata da un centoquindicenne burlone fosse un modo davvero originale di iniziare la giornata senza sapere che il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare.

In autostrada, facendo appello a tutto il mio coraggio post-traumatico e spinta dal pensiero della faccia con cui mi avrebbe accolta il capo quando avrei varcato, in ritardo, la soglia dell'ufficio, decido di sorpassare un camion.

L'autista inizia a lampeggirami.
Cazzo vuole questo?, penso
Suona due volte il clacson e io, da persona fredda e razionale quale sono faccio una cosa intelligente: mi impanico.
Ci dev'essere qualcosa che non va
Controllo che nessuna spia lampeggiante si fosse accesa, che dal cofano non uscisse fumo, che il volante non tirasse a destra o sinistra.
Il tipo tira fuori il braccio dal finestrino e mi fa segno di accostare.
Porca zozza è la macchina. Oddio, vuoi vedere che il vecchietto mi ha fatto la supercazzola? Avevo davvero una gomma a terra e mi ha detto che scherzava perché mi vuole morta. E' un attentato!
Così metto la freccia, accosto su una piazzola di sosta e con gli occhi da Lemure del Madagascar, resto a fissare lo specchietto retrovisore e l'autocarro che si piazza dietro di me.
Dal camion scende un omaccione con capello riccio, unto e lungo, cerchi d'argento su entrambi i lobi delle orecchie, camicia aperta sul petto con pelo masculo in bella vista, catena d'oro. Praticamente gli mancava solo la panza per incarnare perfettamente lo stereotipo del camionista violentatore seriale.

"Qualche problema?", dico
"No è che me sembravi 'na faccia vista. Ce conoscemo?"
Fortunatamente no, penso
"Direi di no", dico
"Piacere Francesco" dice mentre mi porge la mano callosa
Di un nome falso, di un nome falso
"Piacere Princess"
Maledetta idiota
"Se annamo a prende un caffè?"
Certo, così poi mi sevizi e lasci i miei resti nel cesso dell'Autogrill
"No guarda sto andando a lavoro e sono in ritardo. Ciao"
"Allora lasciame il cellulare"
Te lascio un calcio nelle palle se non te levi subito
"Senti, mi dispiace sono sposata. Ciao"
"Te lascio il mio"
Machiteseincula?
"Non lo voglio, grazie"

Sono arrivata a lavoro in modalità scampata, again, da morte certa sull'A24 e il Capetto, ascoltato il mio racconto, mi ha dato dell'ingenua deficiente. Per una volta credo avesse ragione.