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domenica 7 luglio 2013

Un dolce addio

Credevo che questo sarebbe stato l'anno degli arrivi e invece, a quanto pare, è l'anno delle partenze, delle separazioni, degli addii. Ce ne sono stati alcuni irruenti, traumatici, inaspettati e altri dolci, sereni, attesi. Tutti ugualmente dolorosi.

Morire a 92 anni vuol dire non lasciarsi alle spalle nulla di incompiuto. Soprattutto se sei una un'instancabile donna d'una tenacia spavalda e superba.

Morire col sorriso sulle labbra nonostante una lunga sofferenza è, dopotutto, una gran bella fortuna. Dicono che se la sia guadagnata una vita così lunga e una morte serena, circondata dalla famiglia di cui lei rappresentava l'ultimo, solido e antico pilastro e penso proprio sia vero.

L'ultima volta che l'ho vista mi ha sorriso dicendomi che ero sempre più bella. Io le ho risposto che i complimenti delle zie non fanno testo, che son di parte e che in realtà ero pure ingrassata. Allora lei ha alzato la mano destra e in segno di finto rimprovero mi ha risposto che non mi sta mai bene nulla proprio come tuo nonno. Suo fratello.

Spero che il paradiso non sia troppo dispersivo. Che ci sia organizzazione lassù. Così potranno riabbracciarsi, quei due. Anche se credo che mio nonno la stia aspettando con la sua solita espressione accigliata e le braccia conserte.

Di lei mi resteranno molti sereni ricordi. I natali passati nella sua cucina, soprattutto. E poi il suono della sua voce mentre mi chiamava col diminutivo del mio nome, Luisella.