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martedì 26 febbraio 2013

Scrivo per non dimenticare

"Io voglio solo vederti sorridere. Perché sei qui, seduta davanti a me, e, porca troia, quella sedia sarebbe potuta essere vuota. E puoi chiamarlo Dio, fato, destino o semplice prontezza di riflessi, il risultato non cambia, sei qui con me e voglio vederti ridere. Non mi interessa se saremo solo io e te tutta la vita perché io non ho altra vita che te"

Certi discorsi partono con l'intento di essere duri, invece t'accarezzano l'anima. Certi discorsi, forse, saranno banali ma sono necessari. E intimi. Così intimi che non sarebbe neppure il caso di renderli pubblici su un blog ma, sapete, io ho bisogno di fissarmele in testa, le cose importanti. Ho bisogno che mi vengano ripetute, di avere coscienza che siano davvero accadute.

Quando l'Umile Servo si rivolse con queste parole a una Princess in lacrime, rannicchiata su una sedia bianca, una speranza coccolata per due giorni, due giorni di ritardo, era stata appena presa a mazzate da un test negativo.

Ora ho di nuovo bisogno di quelle parole. Così ho deciso di scriverle. Così per ogni delusione, per ogni dubbio, per ogni ferita saranno qui. A ricordarmi che sono state dette, che sono vere. E che devo sorridere.
Perché quella sedia sarebbe potuta essere vuota. E invece, cazzo, ci sono. E lui non ha altra vita che me.

domenica 24 febbraio 2013

Tu chiamale se vuoi elezioni

Dovete sapere che l'Umile Servo è un ex militante ed è anche una delle persone più giuste e oneste che io conosca, motivo per cui ha lasciato la politica alla tenera età di 25 anni, proprio quando avrebbe potuto spiccare il volo con un'importante candidatura. Il suo compagno di merende, che con il concetto di giustizia e onestà non è che abbia tanto a che vedere, decise invece di continuare. Buttarsi nella mischia. Ora è sindaco di un'importante città e candidato regionale, dimostra 50 anni, parla per slogan, è estremamente noioso ma, diavolo, ha fatto tanti soldi.
Il solo fatto di essere stato un militante non farebbe, certo, dell'Umile Servo un esperto di politica se non fosse che è anche una persona lungimirante, appassionata, informata. Nonostante la laurea in Scienze Politiche in stand by da secoli. 

La Princess, invece, ha avuto la fortuna (vi pregherei di notare la sottile ironia nella parola fortuna, non per niente scritta in corsivo) di essere unico frutto di un matrimonio misto. No, non sono figlia di un buddhista e un musulmano ma di un democristiano e una comunista. Sì, ho detto proprio democristiano e comunista.
Le liti in famiglia erano pane quotidiano. Ergo io odio la politica. Tuttavia, negli anni, ho imparato a farmi una mia idea. Sono sempre andata a votare piuttosto convinta della scelta che avrei fatto nel segreto della cabina elettorale.

Quest'anno no.

Qualche giorno fa, mentre ridevo dell'imitazione di Bersani in tivvù, l'Umile servo mi ha chiesto una cosa, apparentemente, banale.

"Princess hai deciso per chi votare?"
"Devo proprio andarci, a votare?"


Mi ha guardata così:



E poi ha iniziato il discorso. Quello che ti fa sentire una cacchetta di cane pestata. Quello che ripercorre la storia del suffragio universale senza timore di perdersi qualche particolare. Ci mancava solo ci mettesse in mezzo le suffragette. Così mi sono messa a cercare la scheda elettorale. Dopo aver messo casa a soqquadro e aver chiamato Mina per sincerarmi non fosse a casa sua avevo quasi interpretato la perdita del documento come un segno divino. In barba alla povere suffragette. Poi l'ho ritrovata. In mezzo al documento con la lista degli esami dell'università e solo perché, presa da immotivata curiosità, non ricordavo quanto avessi preso all'esame di sociolinguistica del secondo anno. Il risultato (27 per i curiosi) era a pagina 3, proprio sotto la scheda elettorale.

Io e l'USI ci siamo confrontati per un po'.
Come sempre lui mi fa da mentore e poi io decido ad minchiam, forse perché sono una povera illusa. Da che ho memoria di voto le nostre scelte hanno sempre coinciso. Stavolta abbiamo votato per due partiti diversi. Io ho messo la ics sul partito di PincoPallo nonostante sentissi chiaro odore di supercazzola, visto che PincoPallo è alleato con PalloPinco che, a sua volta, non disdegna un accordo con PincoPanco e io PincoPanco non lo sopporto.
Lui ha votato per PancoPinco nonostante gli stiano sulle balle alcuni dei suoi supporters.

Ho segnato quelle tre schede con la rabbia, la frustrazione e la delusione di chi si accontenta.
E ho pensato che questo non è certo un bel finale per la storia del suffragio universale.

mercoledì 20 febbraio 2013

Non è vero ma ci credo

Inizio dalla fine: abbiamo dato fuoco al 2012.

Simbolicamente, ovvio.

Il punto è che ci piace fare i ganzi andando a raccontare in giro che noi, a queste fregnacce stupidaggini non ci crediamo. Che, diavolo, siamo nel XXI secolo e ci sono ancora persone che si fanno leggere la mano o fanno i tarocchi, quale orrore.

Eppure io sono quella che, con una Sister a destra e l'altra a sinistra, sedeva al tavolo di una gentile nonnetta, con la mantellina di lana sulle spalle, i baffi, l'attaccatura dei capelli all'altezza della nuca e un secolo scarso alle spalle che, con un piatto pieno d'acqua e il mignolo gocciolante di olio cercava di capire se avessimo il malocchio. Il risultato fu confortante. Peccato che l'inferno si sia scatenato qualche mese dopo. Tempismo di merda.

Questo per dire che qualche volta i rituali sono rassicuranti. Qualche volta è bene, semplicemente, cedervi.
E così io e l'Umile Servo, bottiglia di spirito alla mano, abbiamo dato fuoco all'agenda dell'anno scorso. Vederla bruciare lentamente nel camino ci ha dato una certa soddisfazione.

Non è stato facile ridurla in cenere. Era una Moleskine. Un osso duro. Alla fine, però, ce l'abbiamo fatta.


Alla fine ce la facciamo sempre, io e l'Umile Servo.



mercoledì 30 gennaio 2013

Di socialità. E non.

Qualcuno una volta disse che l'uomo è un animale sociale.
Dall'alto della mia esperienza quotidiana nonché principesca mi arrogo il diritto di dissentire o, alla francese, di dire che questa è proprio 'na bella stronzata.
A limite l'uomo è un animale sociale a giorni alterni.

Ad esempio io mi alzo una mattina sì e una no con il valore "voglia di comunicare con un altro essere vivente" pericolosamente vicino allo zero.

Per arrivare a lavoro impiego in media 50 minuti. Tempo a malapena sufficiente per autoconvincermi che la vita non fa schifo, che mi piace il mio lavoro e che non è il caso di mandare affanculo il Capetto solo perché è uno stronzo incompetente ha un caratteraccio.
In quei 50 minuti inoltre, la caffeina arriva al mio cervello che, così, mi aiuta a capire chi sono, dove mi trovo e con chi dovrò, necessariamente, comunicare.

Dopo 9 ore (quando mi dice bene) di comunicazione forzata il mio unico desiderio sarebbe tornare a casa ed ascoltare il melodioso suono del silenzio. Almeno per un'ora.

Bene.

L'Umile Servo non la pensa così. Il che mi starebbe pure bene se non fosse che lui sente l'esigenza di condividere informazioni assolutamente inutili con me.

Esempio:

USI: "Amore?"
Princess: "Sì?"
USI: "Chiudo le persiane"
Princess"Ok"

USI: "Amore?"
Princess: "Sì?"
USI: "Chiudo a chiave il portone"
Princess: "Bene!"

E il top:

USI: "Amore?"
Princess: "Si?"
USI: "Vado in bagno"
Princess: "Mi mandi un sms per sapere se fai cacca o pipì?"
USI: "Vaffanculo"

Conclusione:

USI è un animale sociale
Princess è un animale sociale a giorni alterni, tendente all'asocialità.

martedì 29 gennaio 2013

Il corredo regale

Andò più o meno così.
Driiin driiin
"Ciao Mina!"
"Ciao Princess, dove sei?"
"Da Ikea, io e l'Umile Servo stiamo comprando le lenzuola"
"Cosa?! Fermati immediatamente!". Era sottinteso nel tono un "oh tu figlia ingrata e degenere!"
"E di grazia, mia cara Mina, perché non dovrei comprarmi delle lenzuola?"
"Perché ci sono quelle del CORREDO"
Andò più o meno così.
Appresi così di essere proprietaria di un corredo.

Tornata a casa la genitrice mi attendeva, trepidante, in camera sua. Sul suo talamo nuziale aveva messo in bella mostra la mia eredità di futura moglie. Pile di asciugamani stile arazzo fiammingo, lenzuola merlettate, coperte appartenute alla regina Vittoria, tovaglie dello sceicco del Qatar. Beni che lei e mia zia avevano acquistato, ricevuto in dono o semplicemente conservato a partire dalla mia prima comunione.
"Lo vedi questo lenzuolo? Avrei dovuto usarlo per la mia prima notte di nozze. Lo misi nel letto e tua nonna me lo fece togliere"
"E perché?!"
"Disse che era sprecato per essere usato"

Molto bene.

Quel lenzuolo ora è nel mio letto. Visto da solo non è poi tanto male. Il problema è l'accoppiata con il piumone rosso. Uguale uguale a quello del lettone di "Mamma ho perso l'aereo".
L'altro ieri l'Umile Servo si è così rivolto alla sottoscritta, intenta a godersi la nullafacenza nel lettone della domenica mattina.
"Cosa vuole per colazione Maestade?"
"Oh! Finalmente le tue smanie rivoluzionarie si sono chetate e sei tornato ad esercitare il tuo umile ruolo di Umile Servo!"
"No. E' che sto piumone e sto lenzuolo fanno tanto impero austroungarico"

Sì, miei adorati sudditi, la foto del mio profilo è originale.
In realtà sono la reincarnazione di Sissi.
Adoratemi.

martedì 8 gennaio 2013

Le notti postmatrimoniali


Se come me soffrite di insonnia, il matrimonio, sappiatelo, non gioverà affatto al vostro problema. Nonostante la palpebra pesante già alle 6 del pomeriggio e i numerosi tentativi di restare sveglia in macchina al ritorno dal lavoro con lo stereo a palla e l’aria condizionata, gelida, dritta sulla faccia potrebbe capitare che, arrivate le 11 di sera, quando state, finalmente, per rifugiarvi  tra le braccia di Morfeo, sole nel vostro lettone, rientri vostro marito imprecando contro la serratura del portoncino d’entrata di casa vostra. 

Voi, visto che non l’avete visto per tutto il giorno, vi sentirete quantomeno in dovere di alzarvi, abbracciarlo, baciarlo e chiedergli, sperando in un secco no, se vuole qualcosa da mangiare. Lui, se è un tipo comprensivo, vi rispedirà subito a letto con vostra immensa gioia. Poi, però, piomberà in camera vostra e, come sempre accade quando non si vuol far rumore, inciamperà nelle vostre ciabatte, gli cadrà qualcosa dalle mani scaraventandosi sul pavimento con un rumore infernale, entrerà nel bagno per una doccia e quando sarà sotto il getto dell’acqua il suo cellulare squillerà, diverse volte. Finché voi, prese dallo sconforto, vi alzerete e glielo porterete lottando contro l’ubriacatura da sonno. 

Riaddormentarvi non sarà facile. Cercherete invano di ritrovare la posizione che avevate assunto e che era tanto, ma proprio tanto comoda e quando vi sembrerà di averla trovata, vostro marito entrerà nel letto tirandosi dietro le lenzuola. Sfinite vi addormenterete verso le 2 di notte con la sveglia impostata sulle 6 pensando che il giorno dopo sarà un’altra bella giornata di merda passata tra la vostra scrivania e la macchinetta del caffè.

Buongiorno.

giovedì 3 gennaio 2013

Ferie casalinghe

Si da il caso che la Princess, oltre che portatrice non troppo sana del famoso batterio Jellactus Cronicus, sia anche afflitta da tale disturbo chiamato Fessacchiaggine Acuta.
Le conseguenze di codeste malattie genetiche sul suo sistema nervoso centrale sono, sovente, infauste.
Per esempio quando la nuova arrivata, ULTIMA arrivata, ULTIMA persona in fila per ottenere il tanto agognato diritto di parola o meglio diritto di "scelta delle ferie nei giorni che cazzo mi pare a me" se ne è uscita con un "giochiamoceli a sorte" la Princess, afflitta da Fessacchiaggine e immemore di essere portatrice di Jellactus Cronicus che ha fatto, suoi carissimi e fedelissimi sudditi, secondo voi?

Ha accettato.

E, secondo voi, quale dei due periodi gli è toccato in sorte? Quello dal 24 al 31 o quello sfigatello che va dal primo dell'anno al 7?
Domanda retorica considerando le premesse, no?

Quindi ora la Princess, dopo aver lavorato anche il 24 e 31, si gode le ferie mentre il 90% delle popolazione attiva è tornata dietro la scrivania. Umile Servo compreso. Ciò significa che si sta convertendo alle gioie della casalinghitudine solitaria e, orrore e raccapriccio, ha scoperto che non sono poi tanto male, anzi.

Certo, da unica monarca al mondo con un lavoro sottopagato appagante che le porta via dalle 10 alle 14 ore al dì non è tanto abituata a starsene, micia micia, nel suo castello a fare la calza o, chessò, la spesa. Lei, povera, la spesa è abituata a farla al volo in qualche tristerrimo Supermarket aperto h24 vicino al posto in cui lavora, a farla fare dall'Umile Servo o, a limite, dalla sua cara Mina. E quindi? E quindi si è dimenticata che oggi, giovedì, i negozietti del paesello sono TUTTI chiusi. E lei è senza Princessmobile. La vecchia-nuova Pollyanna è in mano all'Umile Servo che ha dovuto lasciare il suo personale mezzo di locomozione dal meccanico per una revisione.

Risultato:
La Princess ha pranzato con caffè e bomba alla Nutella gentilmente lasciata dall'Umile Servo sul tavolo della cucina e cenerà, tardissimo, con una pizza al cartone gentilmente acquistata dall'Umile Servo di ritorno dal lavoro.

Secondo me, prima o poi, l'Umile Servo lascia la corte e si converte alla vita monastica o, forse, si da alla macchia e diventa un bandito.

lunedì 3 dicembre 2012

E tu... di che parrocchia sei?


I preti sono esseri strani. Lamentano da tempo l’allontanamento dei fedeli, inveiscono contro i matrimoni gay, le coppie di fatto, la secolarizzazione e poi quando due poveri sventurati come noi decidono di sposarsi in chiesa, mettersi in regola … ti trattano a pesci in faccia. Trattarti male diventa il loro sport nazionale.

Don Complicolecosefacili, per esempio, ha dei seri problemi di memoria e a pagarne le conseguenze eravamo noi. Dimenticava tutto. I documenti consegnati e quelli da consegnare. Ma, soprattutto, dimenticava gli appuntamenti. E, ve lo assicuro, quando gli appuntamenti ve li da di domenica mattina, dopo una settimana di lavoro e un sabato passato tra Ikea e LeRoyMerlin vi rode abbastanza il chicchero se poi il suddetto non si presenta e vi rimanda a un’altra domenica per fare il giuramento.

Avere un prete già non è cosa facile. Averne tre è da supereroi. Sì perché capita che lui abbia cambiato casa e parrocchia diverse volte. Battesimo di qua, comunione di la, cresima da un’altra parte ancora.

Così, nell'intento di recuperare tutti i documenti necessari per convolare finalmente a nozze, ci siamo fatti i seguenti nuovi amici:

Prete n.1, anche detto l’anonimo. Non abbiamo capito come si chiamava ma è stato rapido e indolore.

Prete n.2,  “l’evangelista”. Faccione bonario, occhiale sceso sul naso, capello bianco, aria da frate. Penso “che simpatico!” e gli faccio una domanda di carattere religioso. Non chiedetemi quale, non la ricordo. Ricordo solo di essermene pentita. Amaramente. L’evangelista è partito in quarta con una filippica infinita. E il mio allora futuro marito mi ha riempito di occhiatacce. Di quelle brutte.

Prete n. 3,  “Il burbero”. Ma burbero davvero. Don Complicolecosefacili rispetto a lui è un agnellino. Premesso che gli orari della segreteria erano stampati a chiare lettere su un A4. Mercoledì e Venerdì dalle 16:00 alle 18:00. Bene. Siamo li alle ore 17:00 in punto di un venerdì. Viene ad aprirci un giovane filippino che, manco a dirlo, non sapeva nemmeno una parola di italiano. Cerchiamo di fargli capire, gesticolando, che vogliamo parlare con il parroco. Lui continua a ripetere “Via Clucis, via clucis!”. Poi scappa via e torna con il principale. Arrabbiatissimo dice “Voi venite qui a pochi minuti dall’inizio della Via Crucis? Ma io dico… cosa volete?” Rispondiamo, educati. Lui entra in archivio “Anno di cresima?”. Panico. Lui non lo sa… “Oddio non mi ricordo”. Apriti cielo … “Dio lasciamolo stare eh!”. Ecco. Figura di merda. Soluzione estrema al problema data : guardare le foto, con data annessa, appese sul muro del corridoio della parrocchia, in cerca della faccia del mio lui quando aveva 14 anni, gli occhiali, i brufoli e qualche kg in più. Tombola! 1994. Prendiamo il trofeo e via.

Fortuna che i sacramenti sono solo questi.

martedì 27 novembre 2012

Le sorprese del corso prematrimoniale


La prima lezione di educazione sessuale della mia vita è stato un filmino poco ortodosso visto da me e da altre, diciamo 30 persone, in una sovraffollata, calda e puzzolente stanza di un albergo di una piccola cittadina umbra, durante la prima gita di più giorni con la scuola, in prima media.  Non che non conoscessi, a grandi linee, il funzionamento del mio corpo ma, diciamo, cose così esplicite non le avevo mai viste. Non era ancora arrivato il mio primo bacio alla francese, figuriamoci il resto. In realtà con le mie due migliori amiche avevamo già visto il VHS de “L’albero della vita”, un cartone animato con due alieni verdi protagonisti, pensato appositamente per infarcire ai più piccoli lezioni di sessualità senza turbare troppo il loro mondo. Tutto sommato una buona cosa, direi. Noi non eravamo per nulla sconvolte (anche se la scena dell’erezione con il membro di lui che si trasformava in una trombetta suonante ce la siamo portata dietro per un bel po’) ad essere scandalizzata fu la nonna della mia migliore amica che con gli occhi sgranati disse “che so’ ste zozzerie?! Togliete subito!”. No. Non era una nonna moderna.

Questo per dire che arrivare a 26quasi27 anni e sentirsi dire da Doncomplicolecosefacili durante il corso prematrimoniale che “nel prossimo incontro ci sarà la cinicologa (ginecologa per i comuni mortali, questa era difficile…) che vi spiecherà come nascono i pampini” è una cosa abbastanza comica. Il bello è che a me a lui scappava da ridere, agli altri no.

Comunque… cinicoloca fu. La tizia si è presentata con tanto di marito al seguito e un presentazione in PPT (ebbene sì) di quelle rudimentali, con musichette, loghi e immagini brutalmente copiate e incollate dal web, con una risoluzione degna della mia prima macchina fotografica digitale, presa a punti, da un pixel e mezzo. La cosa più osé che ci è stata messa davanti agli occhi è stata una riproduzione del corpo maschile e di quello femminile. In ogni caso, tutto fila più o meno liscio tra ingrandimenti di spermatozoi e schemi sul ciclo femminile fin quando non è stato affrontato il tema contraccezione.

All’inizio la vena di cattolicesimo spinto non è venuta fuori. La dott.ssa si è limitata a descrivere tutti i metodi. Poi … poi abbiamo scoperto che la pillola fa male. E vabbè … alcune controindicazioni ce l’ha e le conosciamo, più o meno, tutte. E però abbiamo pure scoperto che esiste un complotto interplanetario messo in atto dalle case farmaceutiche che, tramite altri geni del male assoluto, tra cui la maggior parte dei ginecologi, diffonde questo veleno (la pillola, ovviamente) per far soldi senza avvertire del male che provoca. Quindi? “Quindi vi consiglierei di usare il metodo Billings”.

Per chi non lo sapesse il metodo in questione si basa sull’osservazione del muco vaginale. In soldoni quando è copioso e filante (lo so fa un po’ schifo) vuol dire che siete in ovulazione quindi “se volete un bambino è il momento giusto, se non lo volete non fate sesso in quei giorni”. Astinenza, si chiama così. A questo punto qualcuno si ribella e dice la classica frase “se, sai quanti regazzini so nati co’ sto metodo. Io  nun me fido”. Risata generale. “Ma no” risponde candida lei “il tasso di fallimento del metodo è bassissimo, rischiate di più con il preservativo ragazzi! Certo, però, dovete astenervi durante l’ovulazione (e c’arifrega…) e tenere un diario aggiornato giornalmente sulla quantità di muco che secerne la vostra vagina”. E certo perché io, la mattina alle 6, appena sveglia, non ho altro di meglio da fare che guardarmi le parti basse, registrare l’andamento del mio muco, i rapporti sessuali con mio marito, i giorni del ciclo sul mio diario della felicità. Quasi quasi metto pure in correlazione le variabili, preparo un grafico e lo metto su un PPT.

PS: la ginecologa ha 5 figli. “Tutti doni del cielo”. Se siano stati tutti voluti o meno non si sa…

The Wedding Date


Domanda: quante volte ve lo siete immaginato il momento in cui avreste scelto la data del vostro matrimonio? La dichiarazione ve l’ha fatta (forse), l’anello è sul vostro anulare (forse. Il mio per esempio sul mio anulare c’era solo tornato, ma questa è un’altra storia). E’ arrivato il momento. Tu e lui, calendario alla mano. “Come lo vedi il 4 giugno?” “mmm” (mmm=no). Bocciato. “L’11?” propone lui “non suona bene”. Sì, l’ho detto. “Il 12 mi piace!” “Ma è domenica, se ci sposiamo di domenica dobbiamo fare di mattina, senno chi li sente gli invitati che non vogliono far tardi perché il giorno dopo devono andare a lavorare … noi volevamo sposarci di sera, poi, boh, se ti piace…”. Bocciato. “Ok… c’è il 18! E’ paro (sì ho una fissa per i numeri pari e se non sono pari devono essere multipli di 5, non chiedetemi perché, sono psicotica) ed è sabato”. Evvai, andiamo dal prete.

Ecco.

Come entrare con un’idea e uscirne con un’altra. Problema numero 1.
“Buongiorno Don Complicolecosefacili noi vorremmo sposarci”.
“Bene bene! Tovete fare il fare il corso. Senno non vi sposo. Sono Tieci Incontri, inizia a Ottobre. E siete fortunati che si fa qui al paese. Tutti i venertì, topo cena, alle 8 e mezza”
Otto e mezza? Ma a che ora mangiano i preti? No perché noi, alle 8 e mezzo, a malapena siamo tornati dal lavoro … Beh facciamolo presente …
“Ehm veramente quest’orario non sarebbe proprio ideale per noi. Sa, lavoriamo tutti e due fino a tardi. Non si può fare le 9?”
“Otto e mezza”.
Bene.
“Se tartate tieci minuti non fa niente. Ma dovete venire, senno vi metto l’assenza”.
Come tornare a sentirsi una liceale minacciata di bocciatura causa assenze ripetute dal proprio prof. Diciamo che, a questo punto, il mio allora futuro marito ha ufficialmente iniziato a odiarmi per essermi voluta sposare in chiesa e non con un meno complicato rito civile.

Ma non è finita. Passiamo all’argomento data.
“Ci vorremmo sposare il 18. Di pomeriggio”
“Non si può fare”
Coooosa?!
“C’è la festa di Sant… qualcosa”
Ecco. Non progettate nulla prima di andare dal prete.
Quindi ricominciamo. Io guardo lui, lui guarda me “12, di mattina?”, “ma sì dai, rinunciamo alla sera, non importa, basta che ci sposiamo”. Dolce lui.
Guardiamo Don Complicolecosefacili che attendeva la data alternativa “Il 12!”
“No. Pentecoste”
Vabbbene. Il prete è un osso duro.
“L’11” rinuncio al numero pari o multiplo di 5 ma mi sposo di sera, penso.
“E no, è il giorno prima della pentecoste”.
E che caz…
“Vada per il 4?” e chi offre di più?!
“Ci sono le comunioni. Ma per forza ciugno?”
Per forza Giugno? Ommioddio. E’ proprio il caso di invocarlo.
Poi la soluzione “C’è il 25”. Sguardo d’intesa tra me e lui: “Sì!”. E’ multiplo di 5 ed è pure sabato. Se fa 50 gradi chissenefrega. L’importante era uscire di lì.