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venerdì 26 luglio 2013

L'intimità (regale) perduta

Ieri pomeriggio in uno di quei momenti che dovrebbero essere inseriti nella Carta Internazionale dei Diritti del Lavoratore, ovvero il momento fancazzista mi sono messa a spulciare, da brava socera de paese, foto e video della dimissione di Kate munita di piccolo principe. Un accessorio stimato 125 milioni di sterline, mica cazzi. Roba che al confronto una borsetta di Chanel ti fa passare per una pezzente. Qualche fashion blogger s'è suicidata, lo so.

Vorrei proprio sapere se qualcuno si è mai preoccupato di stimare il vostro valore sul mercato al momento della vostra nascita.

Onestamente vi auguro di no.

Perché ieri guardando le foto di quella neo mamma io, miei adorati sudditi, ho provato pena.

Sì perché un conto è sfilare in abito da sposa davanti a milioni di persone che ti seguono in tivvù. Col vestito bianco ogni donna che si rispetti, anche la più timorata di Dio, si trasforma in una spietata vanitosa, egocentrica, bisognosa di attenzioni, flash e applausi.

Un conto è uscire da un ospedale con ancora i punti sulla vulva, le gambe gonfie, il colorito smorto e gli ormoni che ti ballano la lap dance in corpo e sorridere e salutare, sorridere e salutare come se nella vita non contasse altro. Come se non fossi preoccupata per il pupo che ti vomita addosso o per il rischio di prolasso uterino. Come se ti stesse bene che qualcuno, magari, ha pure deciso per te come minchia ti dovevi vestire un giorno dopo aver fatto passare un cocomero da un orifizio largo come il diametro di una ciliegia. Perché i pois che indossava, putacaso, pure Diana nella stessa occasione non li avrò mica notati solo io. E va beh che son tornati di moda però...

Insomma a me, mamma Kate, ha fatto tenerezza. Così come quel povero pargolo, nato da un giorno e già preda di attacchi epilettici da flash.

Io non lo so se diventerò mamma ma se accadrà, almeno per qualche giorno, mi sa tanto che poserò la corona sul comodino. Perché a me, due giorni dopo il parto, con i punti sulla vulva, le gambe gonfie e il colorito smorto non me dovrà vedè nessuno.