Princess, USI e tanto ammore, 10 giorni orsono, hanno passato un fine settimana nella città partenopea. Io, che sono una gitana inside, non l'avevo mai vista. Il B&B che ci ha ospitati si trova vicino al centro storico, quartiere Spaccanapoli. Tale Umberto dal naso schiacciato, il gestore, è una delle persone più cordiali che io abbia mai incontrato. Lo stabile è antico, camere ampie e luminose e per colazione c'erano i babà. Vale una visita.
Come tutte le prime volte in città che non ho mai visto mi sono munita di cartina e ho segnato con una ics le tappe obbligate. Perché io non me rilasso manco in vacanza, dovrei porre la questione a Sciattaman, credo.
Abbiamo iniziato il percorso da via Spaccanapoli, chiamata così perché taglia in due la città.
Ci siamo fermati a vedere la Basilica di Santa Chiara e l'annesso complesso monastico col chiostro maiolicato. Nell'ampio viale che collega la chiesa al monastero potrete riposarvi cullati dall'odore di
Mi aspettavo Berlusca e le escort, Monti, Bossi e tutto il cucuzzaro ma Zidane che prende a testate Materazzi, onestamente, no.
Se i morsi della fame non mi avessero stordita e resa insopportabile sarei potuta restare in quella via, persa tra quelle statuine, tutto il dì.
La pizza di Michele è la più famosa di Napoli. E si vede dalla fila. Un'ora e mezzo alle 15 del pomeriggio. Forse troppo anche per gli appassionati ma noi abbiam resistito. Cioè l'USI, perché io dopo 10 minuti ero accampata vicino a due cinquenni su un marciapiede, sguardo assente e mano sullo stomaco. Ci mancava solo che qualcuno, impietosito, mi lanciasse una monetina.
Ora, frustatemi pure ma questa cosa la devo dire: io non amo la pizza napoletana. A me piace scrocchiarella, non troppo spessa e con i bordi fini e bruciacchiati. Insomma, bordi a parte, a me piace la pizza romana. Ma, signori miei, quella pizza non mi ha fatto rimpiangere l'ora e mezzo di attesa.
Soddisfatti i bisogni primari ci siamo incamminati verso il Duomo dove avviene l'annuale miracolo del sangue di San Gennaro. Abbiamo ammirato solo da lontanto la reliquia perché la cappella era transennata causa recenti crolli di calcinacci dal soffitto. Sigh.
Il giorno dopo siamo andati verso il mare. Piazza del Plebiscito era quasi deserta nonostante il sole di domenica mattina. Siamo entrati nella Basilica in punta di piedi, c'era la messa in corso. Non abbiamo potuto curiosare molto ma lo spettacolo del colonnato circolare resta immutato anche durante il Padre Nostro.
Girando intorno al palazzo reale e al San Carlo, dove la mia mente malata ha pensato per un attiimo di farmi fare una foto sullle punte in onore della vecchia carriera danzereccia, siamo arrivati davanti il Maschio Angioino.
Al posto della cena, alle 7 del pomeriggio, ho ingurgitato col dito medio alzato alla prova costume un babà con la nutella dalle ragguardevoli dimensioni. Il barista anche detto voglia de lavorà sartame addosso mi ha perculato mentre fotografavo il mio succulento pasto. Io, che sono una cazzona, ho riso. Devo avergli fatto simpatia perché ha cominciato a raccontarmi la storia della pasticceria, da noi pescata ad minchiam ma che pare sia una delle più antiche e famose di Napoli. Questa.
Siamo tornati a casa con il timore che Penelope, offesa dalla nostra assenza, avesse cambiato la serratura o, peggio, scagazzato per casa. Nulla di tutto ciò, coredemamma ha fatto la brava, si è limitata a mordicchiare la mano del'USI per il resto della sera.






