mercoledì 16 gennaio 2013

Camilla

Che nelle mie vene scorresse sangue blu mia madre avrebbe dovuto intuirlo quando per la prima volta la mia stirpe reale si palesò in tutto il suo accecante splendore.
Successe all'età di tre anni.
In quel periodo ero solita trascinare per un braccio, con estrema grazia, una bambola di pezza, bersaglio prediletto dei miei frequenti momenti d'ira, che rispondeva al nome di Camilla. Nome che aveva impresso a chiare lettere sul bavero.
La leggenda narra che un gentile vecchino, con tanto di baschetto in testa e bastone per mano, osò rivolgermi la seguente domanda:

"E' Camilla lei?"

Fu allora che accadde.
Fu quello il mio battesimo.
Perché io, che evidentemente nutrivo un certo sentimento, immotivato, di antipatia per quel povero nonnetto risposi:

"No, questa è STO CAZZO"

Ancora oggi si racconta di un principio di svenimento da parte della mia genitrice che si chiese da quali viscere, certo non le sue, fosse nato quel mostro e fu colta da tale stupore misto a sconforto che non ebbe nemmeno la forza di scusarsi. Si limitò a prendermi per un braccio e scappare.

Da allora decise di porre rimedio. E mi educò al rispetto, alla gentilezza, alla cortesia impartendomi senza pietà alcuna lezioni di diplomazia applicata al ventunesimo secolo.
Credeva di esserci riuscita. Le maestre si complimentavano con lei per la mia educazione. L'insegnante di danza le parlava dell'eleganza dei miei movimenti. Il mio ex datore di lavoro le diceva "non l'ho mai vista perdere il controllo". Ha gioito, l'ingenua madre. Fino a ieri.

Fino a quando ho mandato sonoramente affanculo un tecnico della Telecom minacciandolo di farlo licenziare e dandogli apertamente dello stronzo dopo che lui, al telefono, mi aveva dato buca per la seconda volta dopo avermi rassicurata nei giorni passati circa la sua presenza e puntualità.

Mi sono voltata con Mina che brandendo un crocefisso mi chiedeva il numero di un bravo esorcista.

"Scusa Mina - mi sono giustificata io - hai ragione tu, la maleducazione non porta da nessuna parte. E' stato uno sfogo inutile"

Dopo minuti 10 il tecnico della Telecom era sotto casa mia. Con la coda tra le gambe e la vergogna in volto.

Quindi Mina, perdonami, ma io devo ritrattare. Non sia mai che mi venga dato dell'ipocrita.

In rari casi, ma forse non proprio così rari, essere maleducati è l'unico modo per farsi rispettare. Triste ma vero. Non rimangerei nemmeno una parola di tutte quelle urlate in viva voce al furbastro "professionista" ma, se potessi, tornerei indietro per rispondere a quel vecchino:

"Sì, lei si chiama Camilla".
Tutto sommato, Mina, hai fatto un buon lavoro.

Oh cazzo corbezzoli ho lasciato il caffè sul fuoco!

8 commenti:

  1. Nemmeno io fui mai così audace usando un linguaggio tanto scurrile a quella tenera età!

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  2. complimenti alla treenne che si faceva rispettare :D

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  3. Oh caPPERI! Esclama spesso una mia amica. Da allora ho cominciato anche io, sperando in un futuro certamente più saporito e sicuramente meno volgare. Ma vuoi mettere (adesso farò una battuta trash, ma ci sta) la soddisfazione di riempirsi la bocca di una certa parolina? Tutta un'altra storia.
    ;)

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    1. Con la mia collega M. nel tentativo di rieducarci ci siamo autotassate. 5 cent. per ogni parolaccia. Sto andando in rovina.
      Hai ragione, il torpiloquio è assai liberatorio. A tratti irrinunciabile :)

      Un bacio Berry

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  4. Noblesse oblige.
    Comunque mi hai fatto morire dal ridere :D

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    1. Che siam qui mica a pettinar le Barbie. Che Princess sarei?

      Un bacio Mandorla :)

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