lunedì 14 ottobre 2013

Ti fidi di me?

Se la Principessa Jasmin avesse saputo che dietro il Principe Alì si nascondeva, in realtà, lo zingarello ladruncolo senza tetto che aveva avuto modo di conoscere quando, preda di sconvolgimenti ormonali adolescenziali, l'aveva tratta in salvo dalle attenzioni di un rozzo e maleducato mercante, secondo voi, si sarebbe fidata di lui quando, a mano tesa, gli avrebbe proposto un giro sul tappeto volante?

Io dico di no. Quantomeno c'avrebbe pensato un po' su. Insomma, chi ci salirebbe su un tappeto volante senza manco 'no straccio di assciurazione al giorno d'oggi? Qualcuno lo sa come si compila un CID con un tappeto volante?

Aladdin era uno stronzo. Le ha mentito e chi ama non mente. Pirmo comandamento del manuale d'amore infranto. Caso chiuso. In calera!

Eh no, cari miei. Niente è così facile come sembra. Perché Aladdin l'ha fatto a fin di bene. L'ha fatto per conquistarla, per poterla amare, per poterla frequentare. Da zingarello ladruncolo parlamose chiaro quante possibilità avrebbe avuto con la stizzosa Principessa figlia del Sultano nano?

Nessuna. In amore e in guerra tutto è concesso, no? Assolto. E vissero per sempre illusi e contenti.

Ma aspettate, non prendiamoci per i fondelli, amici della giuria. Che siam mica qui a parlare di legittima difesa contro un assassino, no no. Siamo qui a parlare di rispetto. Siamo qui a parlare di fiducia.

Ragionateci un po' su. Se quella stolta di Jasmin invece di parlare con le tigri avesse prestato attenzione a una serie di particolari e incongruenze nei gesti e nei racconti del suo amato e il dubbio si fosse insinuato sotto il suo diadema blu, cosa avrebbe fatto?

Avrebbe chiesto.

Dimmi un po' Principe Alì de sta ceppa, non è che, niente niente, tu mi stai riempiendo di cazzate? Non è che niente niente c'hai 'na doppia vita e la sera torni a rubare le banane al mercato?

Ad Aladdin è stata tesa una mano, Aladdin ha la possibilità di recitare un Atto di Dolore e sperare nella grazia. Perché se Aladdin parla ora forse ci rimedia solo qualche calcio nella palle ma se decide di rischiare, rischia grosso. Rischia di perdere Jasmin per sempre.

Il genio pure l'aveva avvertito ma lui no, lui nei panni del Principe senza macchia e senza paura ci stava così bene, perché ammettere di essere altro?

Tipo per quella storiella sulla fiducia, Aladdin. Secondo me Abu c'ha più neuroni dei tuoi, senza offesa eh.

Fallo finché sei tempo, fallo finché sei in tempo...

Ok, tempo scaduto. Il nemico Jafar t'ha fottuto. Che poi si fa presto a dare la colpa a Jafar. Jafar è come Facebbok, un semplice mezzo per scoprire fregnacce. Mi pare ovvio che quello, così pieno di rancore, alla prima occasione spiattelli tutto, no?

Il resto della storia la conoscete già. E se non la conoscete beh, è una favola della Disney come volete che finisca? Bene.

Ma nel mondo reale, qui tra i comuni mortali, come sarebbe finita?

Jasmin l'avrebbe perdonato o avrebbe postato su Fb Il mondo è tuo con annesso il commento: io te ce leverei al mondo, stronzo cazzaro?


venerdì 11 ottobre 2013

Ma come mi vesto?!

In tutt'altre faccende affaccendata ho commesso un banale errore, uno di quelli che non t'aspetti da una regnante che abbina il colore dello smalto agli outfit settimanali. Sì, ho detto proprio settimanali. Senza un piano mentale degli abiti che indosserò dal lunedì alla domenica sono una donna finita. 

Cercare un vestito per presenziare alle nozze di due amici due giorni prima dell'evento. A Chiara Ferragni è appena preso un crampo allo stomaco, lo so. Mentirei se dicessi che non ho avuto tempo e modo. Lavoro a 10 minuti di macchina dal centro commerciale più fornito di Roma. Il mio è stato un vizio di superbia. Un ti pare che non trovo un bell'abito che mi doni?

Sì, mi pare.

Ieri pomeriggio ore 18:00. Sul mio volto la disperazione. Nel mio camerino qualcosa come 2 tubini, tre giacche, 5 camicie, 2 paia di scarpe e niente che stesse bene con niente. Non guardatemi così, di solito rispetto il divieto di occupare abusivamente le cabine di prova dopo esserci entrata carica come un mulo da soma, sono ligia alle regole dello shopping ma ieri, ieri era necessario farmi maledire dalla fila di gente in attesa da Zara.

In certi casi sarebbe davvero utile avere il numero di telefono di Carla Gozzi, sarei stata ponta a correre il rischio si portasse dietro anche quel tipo che si crede fashion quando si veste come dovesse presenziare la Fiera del Fumetto.

Eccovi le prove:




Ho intenzione di spedire una vivace lettera di reclamo agli stilisti di H&M . Perchè se metti sul mercato un delizioso tubino color cipra smanicato io, procacciatrice di outfit autunnali, mi aspetto anche di trovare un blazer, un giacchino, uno scialle dello stesso, identico, spicciato, colore. Non una tonalità sopra, non una tonalità sotto. Che il cipria si abbina col cipria. Punto.

Alle 18:10 ho afferrato rabbiosamente un abito grigio. Ero scettica. E invece è stato una rivelazione. Mi rendeva gnocca chic, massima aspirazione della femmina del XXI secolo. Peccato che la taglia 40, che per dovere di cronaca si allacciava perfettamente ora prova a ridirmi che sono ingrassata, Capetto mi rendesse un tantinello troppo gnocca e troppo poco chic. Insomma se vedeva pure il colon. Sono uscita convinta di trovare una 42 e con la vittoria in tasca. La 42 non c'era.

Presa dallo sconforto ho rinunciato all'idea del tubino. Ho preso una gonna blu longuette, una camicia a sbuffo rosa antico, scarpe altissime dello stesso colore.

Non imitatemi, mai.

Il blu è un colore sfigato. Trovare una borsetta elegante blu è mission impossible 1,2,3,4. Senza Tom Cruise, sia chiaro. Ho ripiegato su un rosa antico leggermente più scuro di quello della camicia e delle scarpe.

Spero che nessuna fashion blogger sia invitata al matrimonio perchè mi è bastata la cazziata di Mina, a cui ho descritto i miei faticosi acquisti al telefono appena rientrata a casa, quando si è resa conto e ha fatto render conto anche me che sarò senza giacca.

Bernacca, pretendo sole e temperature caraibiche. Non mi deludere.

giovedì 10 ottobre 2013

Abbruttimento casalingo

Forte della consapevolezza di possedere una spiccata capacità introspettiva Sciattaman mi lovva per questo, lo so dopo aver trascorso 24h tra le mura domestiche a causa delle vigorose proteste della mia ovaia sinistra, costretta a lavorare il doppio del normale senza manco uno sputo di straordinario insomma come me sono giunta ad una conclusione: io non posso fare la casalinga.

Sì perché il livello di abbrutimento o abbruttimento è direttamente proporzionale al numero di ore passate senza mettere il mio nasino alla francese fuori dal portone di casa.

Per esempio mi sono accorta intorno alle due del pomeriggio di essere andata a letto la sera prima senza essermi tolta il trucco dalla faccia, orrore e raccapriccio. Il WWF avrebbe tranquillamente potuto usare la mia faccia per il suo logo. Mi pare superfluo far cenno alla mia capigliatura perché, insomma, una che non si strucca manco si pettina. I miei capelli avevano la forma del panettone della Motta, ci mancava giusto che l'USI mi mettesse sotto il camino incitando Babbo Natale a lanciarsi. Peccato che il mio testone sia tutt'alltro che morbido, non dimentichiamoci, signori miei, che la mia scatola cranica ha retto ad un impatto a 110 all'ora. Buttati adesso se c'hai coraggio, vecchio panzuto.

Il pigiama come seconda pelle. Che fosse stato uno di quelli fichi della Yamamay pure pure, peccato fosse quello bianco a roselline blu regalatomi udite udite da una simpatica 90enne amica di mia nonna per il mio matrimonio. 

Alle sei del pomeriggio, impegnata in un selvaggio accoppiamento con l'ecopelle del mio divano, mi è balenata in mente l'idea di mettermi lo smalto. Poi ho pensato che sarebbe stata più indicata una doccia con depilazione annessa. Non ho fatto ne l'uno ne l'altro. Cioè, la doccia sì ma alle otto di sera e senza eliminare il pelo in eccesso. 

Ho perso il conto delle calorie. O forse non ho coraggio sufficiente per farlo. Due fette di pane tostato con la Nutella, un piatto di pasta al salmone, gelato alla stracciatella, gelato al tartufo. 2 gocciole, qualche Smarties, una frittata con le zucchine, il Bounty gelato, quanto cazzo è buono il Bounty gelato? 

Però ho mangiato pure la verdura, giuro.

Sono tornata in me solo quando sono entrata nell'ottica di dover andare a lavorare il giorno seguente.

Io non posso fare la casalinga.

Diventerei così:





lunedì 7 ottobre 2013

Disparità genetica

Se una stimolazione così blanda m'ha ridotto in questo stato non oso immaginare cosa accadrà quando mi dovrò fare di ormoni che manco un pollo OGM. I doloretti da ovulazione indotta mi rendono un tantinello irrequieta. Passo le ore a chiedermi se sia normale che la mia ovaia mi crei tali fastidi con solo due follicoli, di cui uno pure piccolo. La sola prospettiva di una IUI o di una FIVET mi impensierisce, tanto che sono arrivata a chiedermi se ne valga davvero la pena.

Vi prego fivettare del mio cuore consolatemi. Ditemi che anche voi siete state colte dagli stessi dubbi. Dalla stessa sottile voglia di fanculizzare i pasticconi, le iniezioni, le ecografie, i calendari e scolarvi un martini. Dalla sensazione di non essere così forti per farvi carico di un peso così gravoso, di un cammino tutto in salita.

E poi c'è la coppia. O quel che ne resta. Ci sono silenzi e incomprensioni. C'è la solitudine. Ci sei tu che ti dopi e cerchi di non finire col culo per terra mentre dondoli come una forsennata sull'altalena dei tuoi umori. Tu che cerchi di allungare lo sguardo oltre l'oggi, in prospettiva, nel tentativo di non annegare nel mare dei tuoi non ci credo. Tu che, per quanto possa condividere il malessere che ti abita, non verrai mai capita fino in fondo. Almeno non da chi può fare pipì in piedi. Perché l'infertilità è donna, anche quando i problemi sorgono dall'uomo.

Che io posso pure immaginare quale danno psicologico comporti il dover depositare il proprio seme della speranza in un barattolino sterile nel cesso di qualche clinica ma lo preferirei all'alzarmi dal letto la mattina con  l'ovaia in fiamme e un primordiale istinto omicida. Lo stesso con cui convive Penelope da quando c'è Biagio in casa e che traspare da quest'espressione qui:



Insomma, la storiella della mela non giustifica tutta 'sta disparità. Voglio rivedere gli accordi quadro col padreterno perchè a parer mio ci sono gli estremi per una denuncia sindacale.

domenica 6 ottobre 2013

Doping di primo livello

Ho avuto la malaugurata idea di leggere con attenzione il bugiardino del Gonasi, l''iniezione di gonadotropina che dovrebbe dare una bella svegliata alle mie ovaie. Tra gli effetti collaterali annovera irritabilità, irrequietezza e depressione. Così ora sono irritata, irrequieta e depressa. E non mi faccio affatto condizionare da quegli strumenti del male che sono i foglietti informativi dei medicinali, no no.

SantoSpirito ha iniziato a monitorarmi e ha minacciato un'esplorazione transvaginale al posto della meno invasiva ecografia esterna se mi ostino ad andare da lui a vescica vuota. Così ieri ho bevuto un litro d'acqua. Peccato lui si sia presentato con 40 minuti di ritardo. Ho provato a fare solo poca pipì ma evidentemente i miei muscoli pelvici non sono molto sviluppati. Ho quindi rimediato bevendo tutto d'un fiato un altro mezzo litro 10 minuti prima del mio turno ed è andata bene. 

Nell'arco di due giorni siamo passati da è ancora presto a sei pronta, bucati col Gonasi domani ore 9, non possiamo aspettare.

Signor sì, signore!

Il Clomid mi ha portato due follicoli a sinistra, uno è cresciuto tanto e più fretta dell'altro. Che vai a capire se l'altro era un ritardato o il primo un megalomane egocentrico. 

Nel frattempo ho sperimentato le gioie della lavanda vaginale e non capisco proprio cosa ci trovino di eccitante le donne in un vibratore. Ma forse non ero nella giusta condizione psicologica per apprezzare i vantaggi dell'autoerotismo perché, insomma, mettersi a gambe in sù nella doccia con una cannula bucherellata non è eccitante per nessuno.

Vediamo come va così, la stimolazione per ora è blanda. Il prossimo mese ti spremo.

E' un sadico, ora ne ho la certezza.

venerdì 4 ottobre 2013

Due piselle in un baccello

Mia mamma s'è trasformata in collega C.

E' su di lei che per tre giorni ho proiettato il celebre rapporto simbiotico oggetto delle mie riflessioni da pazzoide con Sciattaman. Sì perché quando sei l'ultima stella dell'Orsa funziona più o meno così:

Fase 1:
C. decide autonomamente di prendersi in carico una gatta da spelacchiare e lascia a me ed M. tutto il lavoro ordinario.

Fase 2:
C. si rende conto che la gatta è davvvero troppo, troppo pelosa e visto che ha richiesto una ceretta integrale che vi devo dire è una gatta dalle ampie vedute C. ha bisogno di una di noi. Una di noi è io.

Fase 3:
C. realizza che la cosa è più complessa del previsto. Coinvolge sistemisti, informatici, KGB e Jesus Christ Super Star nel vano tentativo di risolvere imprevisti imprevedibili e irrisolvibili.

Assisto alla nascita di teorie fantasiose, dispute tra gente urlante, risatine nervose, voci tremanti, crisi esistenziali, aggiornamenti di sistema, neologismi. Contribuisco alla creazione di settordici versioni dello stesso file HTML, all'invio di milleduecentocinquantotto mail di prova con oggetto test1, test2, test alla n fratto tre. E leva il tag e metti il tag e allungaje 'e gambe, aristendije 'e gambe, aritiraje 'e gambe, aricoprije 'e gambe... io jee tejerei quelle gambe!
Tutto sempre appiccicata a C.

Ho vissuto appollaiata sul suo desk, mangiato le sue caramelle, risposto al telefono a suo marito, mandato mail per suo conto, prestato un assorbente. Quando ha bevuto per sbaglio dalla mia bottiglietta da mezzo litro ho smorzato la sua mortificazione con un dai C., fa conto che avemo pomiciato. L'ho sentita chiaramente dire un paio di volte non mi lasciare. Dopo 36h di convivenza forzata e lavoro massacrante di quelli che se una cosa può andare bene o male è inutile scommettere: andrà male alle sette di ieri pomeriggio la situazione si presentava più o meno così:

Princess in ballerine, gambaletto antistupro color carne, maglietta fuxia macchiata di mais sì il mais macchia, capelli sporchi, trucco colato, smalto sbeccato, baffetto in ricrescita e non voglio parlare dei peli sulle gambe sedeva su una sedia girevole, a gambe larghe, ignorando i dictat imposti dalla sua proverbiale innata eleganza, mangiando i cookies tossici del distributore senza curarsi delle briciole che, la sera a casa, avrebbe trovato finanche nelle sue mutande.

Ciao, reputazione, ciao.

mercoledì 2 ottobre 2013

Come fosse l'America

Laura Pausini la cantava. Toglietevi dalla faccia l'espressione di chi ha appena sentito l'olezzo di pesce marcio perché anche se siete dei fan sfegatati di Marilyn Manson e andate in giro con un occhio marrone e l'altro azzurro quella canzone non potete non conoscerla.

Leopardi ne era cosi ossessionato da esorcizzarla con una della sue massime se sei solo sarai solo tuo. Che é una gran bella intuizione per un pessimista cosmico, una concessione a se stessi di fare quel che minchia ci pare perchè non dobbiamo render di conto a nessuno.

Gianni Morandi la chiamava signora. In questo caso autorizzo la faccia schifata solo a quelli che non hanno avuto una madre che lo idolatrava tanto che sua figlia non ha mai avuto il coraggio di raccontarle quella storiella sulla coprofagia.

I metodi per boicottarla  sono molteplici. La Sister, per esempio, che non ha ancora ben chiaro quale sia il suo ideale di uomo, passa di palo in frasca  ammazzando i vuoti tra una storia e l'altra con incontri frivoli. L'importante è proiettare se stessi in un altro paio d'occhi. Verrebbe da chiedersi se è un eccesso o una spaventosa mancanza di autostima questo bisogno di essere qualcosa per qualcuno, sempre. Che sia una scopata o una storia da Titanic, bellissima e tragica perché destinata a naufragare, poco importa.

C'è chi la combatte, come l'amica B., innamorata da otto anni dello stesso uomo che la ricambia ad umori alterni. Unico modo che ha trovato per gestire il traffico delle sue emozioni, provate con altre. A B. fa da scudo, protezione, corazza. La ripara da altre storie di poco valore, come l'unica che ha conosciuto e che le fa da modello sbagliato. O lui o nessuno. Forse non le hanno detto che non è cosi che si sconfigge. Che deve essere una scelta, non un'imposizione dettata da scelte, sbagliate, di altri.

E poi ci sono le barche da porto sicuro, quelle che non son fatte per il mare aperto, tollerano al massimo qualche escursione a largo della costa. Poco importa se una bionda t'ha annebbiato il cervello, poco importa se i suoi occhi di notte ti ossessionano se le sue mani sono le sole che vorresti addosso. Il porto sicuro non si molla. Pure se è il porto de Ostia e il massimo che può offrirti sono le bancarelle della parte turistica. Troppo pericoloso affrontare l'oceano da solo anche se dall'altra parte c'è l'America. Sì, quella con la A maiuscola, mica quella del Mc Donald, delle Smarties e delle assicurazioni sanitarie, no no. Quella che cantava la Nannini che, almeno, aveva le palle di dire che lei se l'accarezzava da sola, la sua solitudine.