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lunedì 2 giugno 2014

Dacci il nostro bit quotidiano

C'era una volta la telefonata a casa.

Di quelle io ne ho ricevute poche. Godevo della libertà d'avere un telefono fisso in camera mia ma ero terrorizzata dalla possibilità che qualcuno, nelle altre stanze, potesse alzare le cornetta ed ascoltare conversazioni che a dodici anni ti sembrano troppo peccaminose perché mamma e papà le ascoltino ed ora sembrano, semplicemente, ingenue. 

Poi sono arrivati gli essemmesse.

Costavano tanto, all'inizio. Così, negli anni '90, si usavano solo per comunicazioni urgenti o per qualche audace ti amo. Che era una dichiarazione d'amore forte. Significava ho speso dieci centesimi usando solo cinque dei centosessanta caratteri a mia disposizione solo per dirti che ti amo. Insomma, se facevi una cosa così eri cotta, persa, catturata. Io il mio primo sms con su scritto solo ti amo lo ricevetti da A. Tornavo a casa da scuola e avevo questo gioiellino qui:

Lo ricordo ancora con affetto e nostalgia. Aveva caratteri così grandi che quel ti amo mi parve urlato al mondo intero. Ah, il romanticismo adolescenziale. Ci bastava davvero poco per essere felici.
In alternativa al messaggio, quando si era a corto di quattrini, c'era lo squillo. Una bizzarra e assurda modalità di comunicazione. Significava, nella stragrande maggioranza dei casi ti sto pensando oppure era una sorta di ricevuta di ritorno, qualcosa tipo ho ricevuto e letto il tuo messaggio, va bene quel che hai detto. A. in un giorno solo me ne faceva in media 25, ne sono certa perché una volta li contai ed annotai il valore su qualche Smemo. Non riesco ancora a capire come abbia fatto a lasciarmi. Dico, 25 squilli erano un'enormità, io ne andavo fiera. Poi fu la volta delle parole attaccate e degli acronimi. Tvumnb era il più gettonato tra le amiche. Si faceva di tutto pur di concentrare sentimenti, pettegolezzi, dichiarazioni, concetti astratti, seghe mentali e litigi in quei pochi spazi consentiti da un costo moderato. Arrivarono le prime Summer Card. Quando la Vodafone si chiamava Omnitel, in pubblicità c'era Megan Gale e la colonna sonora era questa:




Cento sms al giorno, un'enormità. Certe volte, però, manco bastavano. E allora s'aspettava la mezzanotte, per ricominciare. Gli sms c'hanno fatto scoprire i vantaggi della conversazione asincrona. E, soprattutto, c'hanno dato il coraggio di osare. Perché in un sms non ti trema la voce, lui non vede che arrossisci ad un suo complimento, non balbetti, non ti sudano le mani, non ti imbarazzi. Scrivi e premi invio. E se proprio non ce la fai ad aspettare la risposta imposti la suoneria in modalità silenziosa, capovolgi lo schermo e ti imponi di guardarlo solo dopo qualche ora, o qualche minuto. La gioia o la delusione t'aspettavano silenziose, sotto quello schermo, dettate dalla presenza o dall'assenza d'una letterina. 

Infine fu WhatsApp. Ciao limiti, ciao comunicazione asincrona, ciao intimità. Siamo sempre connessi, sempre raggiungibili, sempre controllati e, soprattutto, possiamo sempre controllare. Ha visualizzato ma ancora non risponde. Il cruccio delle nuove generazioni. 

Quando non mi rode il culo quindi, generalmente, non troppo spesso, sono nostalgica, romantica e sentimentale però non mi sentirete mai dire cose tipo era meglio quando i cellulari non esistevano. Parte della mia vita l'ho passata con lo sguardo basso, fisso su uno schermo, parte delle mie emozioni sono state filtrate dai bit. E lo sono ancora. I miei ricordi sono fatti anche di sms, mail, conversazioni su WhatsApp, videochiamate su Skype. 

Anche ma non solo

Gli smartphone non sono l'apocalisse. Sono un'opportunità. Fate in modo che al messaggio segua sempre un incontro. E fate in modo che durante quell'incontro il cellulare sia spento.