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lunedì 16 giugno 2014

Up!

Vi ho già parlato dell'amico G altrimenti noto come la Sister col pisello e della sua passione, sapientemente trasformata in lavoro, per la montagna e tutto ciò che ne consegue.

Nonostante la pratica dello sport non rientri tra i nostri passatempi preferiti, accade spesso che io, Servo, Sisters e fedelissimi ci facciamo coinvolgere in avventurose scampagnate con lui a capo dell'allegra compagnia che si diletta a dare lezioni di geologia, incomprensibili a noi profani.

Di solito l'amico G. è in grado di proporzionare lo sforzo richiesto alla prestanza fisica dei partecipanti.

L'ultima volta non lo è stato.

Vi elencherò, di seguito, una serie di cifre esemplificative della pazza avventura una cosa che manco Lost a cui io e la Sister O. ci siamo ingenuamente prestate:

30 persone
15 cavalli
2 montagne da free climbing
8 ore di cammino
Partenza alle 2. Alle 2 di notte.

Io, femminuccia da tacco 12 e camicette frou frou mi sono presentata all'appello con il seguente outfit:

maglietta verde di cotone a maniche corte di Zara
felpa con cappuccio della Freddy, regalo antidiluviano della ex capa di mia zia
leggings neri
calzini da stregatto
nike, unico paio di scarpe da ginnastica presenti nella mia scarpiera, risalenti al 2004 o giù di lì.

Nel mio zaino invece avevo:

torcia a pile
felpone blu elettrico usato per i lunghi inverni tre le 4 fredde mura domestiche
scarpe da trekking acquistate dalla Sister G alla modica cifra di 15 euro e, quindi, probabilmente biodegradabili
panino con la mortazza
panino col salame
panino con la nutella

Fantozzi non sei nessuno.

Alla fine della seconda scalata la situazione era, grossomodo, la seguente;

Amico G: 94 kg, 90 pulsazioni al minuto, pressione 120/80, qualche goccia di sudore sulla fronte, mano sul fianco, sorriso fiero

Sister O: 47 kg compreso il peso dello zaino, 120 pulsazioni al minuto, pressione 100/70, madida di sudore, ha dichiarato d'essere stata colta da visioni mistiche a metà cammino.

Princess S: 54 kg faticosamente raggiunti grazie al combo dieta californiana - gengivite, 150 pulsazioni al minuto, pressione 80/60, lingua penzoloni, ha dichiarato di essere stata più volte tentata d'aggrapparsi, in fase di ripida salita, alla coda d'un cavallo, assumendosi il rischio d'essere presa a zoccolate in petto o, peggio, di ricevere un'evacuazione in piena faccia.

In ogni caso siamo vivi.

Non c'è niente che non si possa fare con la determinazione e una consistente dose d'incoscienza.

lunedì 30 settembre 2013

Amebe in scarpe da trekking

Controllo, dominio, potere.



Le altezze mi gonfiano l'ego che manco il Re Sole a Versailles.

Quando ero una studentessa squattrinata che, non si sa come, riusciva a viaggiare per il mondo molto più di quanto faccia la lavoratrice sottopagata regolarmente stipendiata di ora, cercavo in ogni nuovo luogo qualcosa che mi consentisse di elevarmi, vedere la città dall'alto. La Tour Eiffel a Paris, il Castello di Praga, la funicolare di Barcellona, il London eye e così via. Da lassù i problemi diventano piccini, formiche da schiacciare. Quanto relativismo in qualche centinaio di metri d'altezza eh.



Sabato scorso l'allegra corte principesca composta da USI, Sisters, Sister col pisello noto ai più come amico G. e, udite udite, i rispettivi consorti manco un reggimoccolo gente! Son cose... hanno deciso di avventurarsi in un'allegra scampagnata, annoverata nella lista to do da secoli.
Perché oggigiorno se non avete una to do list siete nessuno, sapevatelo.

Rocca Calascio, Abbruzzo. Quota 1500, circa.



Lady Hawke, il film. Ve lo ricordate? Lei falco di giorno, lui lupo di notte, trombare un'utopia? Bene. Alcune scene, pare, furono girate qui.

Il castello domina la valle del Tirino, a pochi passi da Campo Imperatore, comprensiorio di sua maestà il Gran Sasso. E' a pianta quadrangolare, composto da un maschio centrale, mura perimetrali merlate e quattro torri su base circolare poste ai quattro angoli.



Ha il fascino di altre epoche e il mistero insito in tutto ciò che è in rovina.

Se siete un filino più sportivi della sottoscritta tranquilli non ci vuole molto potrete seguire il sentiero che dalla Rocca porta al piccolo borgho di Santo Stefano di Sessanio.

Onestamente da uno dei borghi annoverati tra i più belli d'Italia m'aspettavo di più ma il paese ha subito parecchi danni durante il terremoto del 2009, primo fra tutti il crollo della torre medicea.

Le viuzze pullulano di botteghe artigianali. Quelle odorose e colorate, dentro le quali perdersi è un piacere, quelle che lì dentro vaporizzeresti in mezzo minuto il tuo modesto stipendio, quelle in cui la Sister O. trasforma quest'ultimo condizionale in presente storico.


E se una palletta per l'albero di Natale vi costerà 10 euri, non lagnatevi. Questa è arte.


Nell'entroterra abbruzzese se non assagiate almeno un arrosticino verrete con buona probabilità sbranati da qualche orso marsicano per oltraggio al sacrificio della pecora. Io non sono un'amante della carne ma l'arrosticino per antipasto è da bava, soprattutto dopo una modesta lunga camminata.

Noi li abbiamo mangiati qui.

Evitate i ravioli burro e salvia. L'amico G. aveva ragione nel dire questi te li poi fa a casa, non sono un piatto da prendere al ristorante. Non ditegli che l'ho detto, pliz. In compenso le fettuccine ai funghi erano molto buone e la ciccia, mi è stato riferito, pure.

Così appanzati non ce la siamo sentita di affrontare la camminata verso Campo Imperatore. G., geologo montanaro futuro testimonial di qualche costosissima scarpa da trekking, s'è arrabbiato e c'ha dato delle amebe. Non le trovate carine?

Io sì.