Seguita con un fremito nelle mani che, a seconda dei casi, si manifesta con polpastrelli tarantolati che picchiettano la superficie di un tavolo, con indici che si scontrano, con dita che tormentano qualsiasi cosa gli capiti a tiro, un mazzo di chiavi, il bordo di un bicchiere, un tappo di bottiglia, una penna, un ferma capelli.
Il terzo step è il morso delle pellicine. Quelle odiose, vicino le unghie.
E poi c'è lui.
L'ok.
L'ok che inizia la frase.
E' l'equivalente del fischio d'inizio dell'arbitro in una partita di calcio. Mica una partita qualsiasi. La finale della Coppa del Mondo. Meglio se giocata da due nazioni che covano un atavico odio reciproco. L'equivalente dello squillo di tromba che annuncia una battaglia. Mica una battaglia normale. La battaglia di Verdun. Durata più di una gestazione. L'equivalente del "numero numero..." nel ruba bandiera. Quando sei certo che il numero urlato sarà il tuo.
L'ok che inizia la frase è già una scusa. Vuol dire "so già come la pensi, so già che litigheremo, so già che rimpiangerai il giorno in cui mi hai incontrata ma, scusa, te lo devo dire perché i pesi, se portati in due, gravano meno".
Sto parlando del momento in cui io o la Sister G., dopo non aver potuto fare a meno di compiere una di quelle azioni non rientranti nel comune senso del pudore e della decenza, una di quelle azioni generalmente condannabili da quell'ente astratto chiamato società civile ovvero dopo aver fatto una gran bella cazzata, sentiamo la necessità, impellente, viscerale, di comunicarla. Condividerla. E farci insultare vicendevolmente. Proprio come due Sisters che si amano. Sìsì.
Capitano, poi, i periodi in cui le suddette azioni vengano compiute a raffica.
Capita che le parole non bastino più. Bisognerebbe prendersi, sempre vicendevolmente, a mazzate.
E allora, per evitare il carcere o, semplicemente, un giudizio che peserebbe davvero troppo sulla propria autostima ma, al contempo, usufruire dei vantaggi di una confessione senza conseguenze, di quel senso di leggerezza che solo un segreto svelato può assicurare, ci sia bisogno di uninganno escamotage.
Il nostro si chiama bolla.
Queste le regole.
Prima di una confessione si pronuncia la parolina magica, "bolla", appunto. Seguita, a discrezione, dal gesto. Gli indici che la disegnano virtualmente attorno al corpo, come fosse una protezione invisibile.
Da quell'istante la persona protetta può dire quel che minchia gli pare senza preoccuparsi minimamente della reazione dello sfortunato interlocutore.
Perché, e qui sta il colpo di genio, l'interlocutore non può avere reazioni. Di alcun tipo. No giudizi, no sorrisi, no faccia incazzata, no insulti, no schiaffi, pugni, atti di protesta del tipo "mi alzo sbattendo la porta e non mi rivedrai mai più".
La "bolla" ti consente di lasciarti andare e bypassare tutta la parte prima della confessione scottante. "Ok" compreso.
Una pacchia.
Ma, miei cari, tutto ha dei limiti.
Noi, per esempio, possiamo far ricorso alla bolla una sola volta al mese.
Salvo casi davvero, davvero eccezionali.
La usiamo. Quasi sempre. Quasi tutti i mesi.
Però, certe volte, rinunciamo a questo privilegio pur perfettamente consapevoli delle conseguenze.
Perché abbiamo bisogno di una reazione.
L'ok che inizia la frase è già una scusa. Vuol dire "so già come la pensi, so già che litigheremo, so già che rimpiangerai il giorno in cui mi hai incontrata ma, scusa, te lo devo dire perché i pesi, se portati in due, gravano meno".
Sto parlando del momento in cui io o la Sister G., dopo non aver potuto fare a meno di compiere una di quelle azioni non rientranti nel comune senso del pudore e della decenza, una di quelle azioni generalmente condannabili da quell'ente astratto chiamato società civile ovvero dopo aver fatto una gran bella cazzata, sentiamo la necessità, impellente, viscerale, di comunicarla. Condividerla. E farci insultare vicendevolmente. Proprio come due Sisters che si amano. Sìsì.
Capitano, poi, i periodi in cui le suddette azioni vengano compiute a raffica.
Capita che le parole non bastino più. Bisognerebbe prendersi, sempre vicendevolmente, a mazzate.
E allora, per evitare il carcere o, semplicemente, un giudizio che peserebbe davvero troppo sulla propria autostima ma, al contempo, usufruire dei vantaggi di una confessione senza conseguenze, di quel senso di leggerezza che solo un segreto svelato può assicurare, ci sia bisogno di un
Il nostro si chiama bolla.
Queste le regole.
Prima di una confessione si pronuncia la parolina magica, "bolla", appunto. Seguita, a discrezione, dal gesto. Gli indici che la disegnano virtualmente attorno al corpo, come fosse una protezione invisibile.
Da quell'istante la persona protetta può dire quel che minchia gli pare senza preoccuparsi minimamente della reazione dello sfortunato interlocutore.
Perché, e qui sta il colpo di genio, l'interlocutore non può avere reazioni. Di alcun tipo. No giudizi, no sorrisi, no faccia incazzata, no insulti, no schiaffi, pugni, atti di protesta del tipo "mi alzo sbattendo la porta e non mi rivedrai mai più".
La "bolla" ti consente di lasciarti andare e bypassare tutta la parte prima della confessione scottante. "Ok" compreso.
Una pacchia.
Ma, miei cari, tutto ha dei limiti.
Noi, per esempio, possiamo far ricorso alla bolla una sola volta al mese.
Salvo casi davvero, davvero eccezionali.
La usiamo. Quasi sempre. Quasi tutti i mesi.
Però, certe volte, rinunciamo a questo privilegio pur perfettamente consapevoli delle conseguenze.
Perché abbiamo bisogno di una reazione.
Di qualsiasi tipo.
Anche sorprendente.
Per esempio io, ieri, mi aspettavo uno schiaffo.
Anche sorprendente.
Per esempio io, ieri, mi aspettavo uno schiaffo.
Ho ricevuto un abbraccio.
Bellissimo questo inventarsi un codice proprio, e originale. Più odioso dell'"ok" c'è soltanto l'odiosissimo "AH, OK!", che ormai tutti ripetono a sproposito come pappagalli (non so da dove diavolo venga, ma immagino dalla televisione: oggi parlano tutti come la televisione...)
RispondiEliminaUn codice che ti salva la vita a volte! :D
EliminaCi sono anche tutte le derivazioni/storpiature dell' "ok". tipo:
o kappa
oki
kei
Sono urticanti ma ammetto di farne smodato uso -_-'
Un abbraccio
Bello, bello, bello. Posso rubare l'idea? Noi avevamo il gioco del "ti piace di più" mio fratello ed io. Una cosa idiota del tipo a domanda devi rispondere perchè non puoi esimerti. Yi paice di più la tua attuale fidanzata o rimpiangi la vecchia? oppure ti piace di più il regalo orribile che ti ha appena fatto la zia o quello della tua amica? E gvia discorrendo.....come mi piacciono le intimità tra parenti!
RispondiEliminaRaffaella
Certo che puoi! Ne andremo fiere :D
EliminaCarino anche il tuo "ti piace di più". Potremmo usarlo anche noi.
Un bacio
Ti adoro Princess! E oggi più che mai, sai perchè? Perchè forse mi hai fatto trovare un modo per non prendere a mazzate mia sorella grande che, da mesi, mi sta trascurando. Le ho sempre permesso e perdonato tutto, in modo ineccepibile. Ultimamente si sta un po' approfittando del suo classico menefreghismo rendendolo un esageratamente presente. Abitiamo a 400km di distanza e la cosa non aiuta di certo...vediamo se, per un puro miracolo decidesse di prendere l'iniziativa e parlarmi, saprò resistere dalla tentazione di una reazione.
RispondiEliminaGrazie Prin!!! Sei un mito!
Felice di esserti utile Berry :D
EliminaVedrai che sarai perfettamente in grado di gestire una bolla.
In bocca al lupo con la tua Siter :)
Un abbraccio
socia io però non ci ho capito tanto...
RispondiEliminasarò io che questo lunedì fatico a carburare pensieri solidi...
quello che ho intuito è il feeling con tua sorella... e un'altra volta punto in comune!
E' un feeling particolare, un odi et amo :)
EliminaE sì, effettivamente siamo un po' contorte.
Bacio Pata
Scrivi veramente bene, mi fa piacere leggerti :). Complimenti vivissimi Princess. Penso comincerò a seguirti, su questa, per me nuova, piattaforma. Un bacione.
RispondiEliminaE a me fa piacere tu mi legga :)
EliminaDevo provarlo anche io!
RispondiEliminaSì, te la consiglio :)
EliminaCerto per metterci dei limiti, ve ne dite di cose su cui non andate vicendevolmente d'accordo. Ma visto che potete usarla solo una volta al mese, non penso sia ad libitum la quantità di cose da dire. Altrimenti uno accumula e poi spara tutto una volta al mese, tipo raccolta differenziata.
RispondiEliminaOvviamente un argomento a bolla. In ogni caso, anche se questo limite non ci fosse, l'altro, ovvero poterla usare una sola volta al mese, sarebbe già sufficiente ad evitare l'accumulo di argomenti. Perché l'urgenza di comunicare quello che ci succede non ci permetterebbe di aspettare quel solo giorno al mese. La bolla si usa per cose very hot! :D
EliminaCapisco... le cose very hot...
Eliminache bella idea questa della bolla, già una volta al mese sarebbe un lusso, ma mi sa che poi l'appetito vien mangiando ;)
RispondiEliminaveloce col copyright che mi sa che abbiam tutte voglia di copiarti!
Io e la Sister siamo generose. La bolla è open source :D
EliminaBenvenuta :)
il sistema è piuttosto interessante, anzi, grazie di averci reso partecipi di questa cosa. però non puoi fare un post così senza nemmeno fare qualche esempio di "tipica cazzata" che richiede la bolla. ora rientra nella bolla e.... confessati!! ;D
RispondiEliminaSi dice il peccatore mica il peccato :D
Eliminanaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa guarda che è il contario!!! dicci almeno un peccatuccio, anche di tua sorella!! :D
EliminaLa maggior parte delle bolle riguardano dettagli o decisioni su storie compromettenti, rischiose, dai risvolti dolorosi. Quelle che andrebbero interrotte per buon senso e invece continuano. Ma all'interno di una bolla ci può finire anche il racconto di un litigio in cui tu avevi palesemente torto ma non vuoi sentirtelo ripetere :)
Eliminagrazie per aver soddisfatto i miei pruriti!! :D
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