Avere sbalzi d'umore è bellissimo. E' bruttissimo. E' bellissimo. E' bruttissimo.
Sì, questa è una palese richiesta d'aiuto. No perché da 'ste parti si passa dallo stato sono il re del mondo! a quello dammi una lametta che mi taglio le vene dalle 48 alle 120 volte al dì. E' una roba faticossissima da reggere.
Che io, poi, a tutta 'sta storia degli ormoni che ti ubriacano i neuroni ci credevo sì e no.
Ce l'avete presente la scena di Senti chi parla? Quella in cui Kirstie Alley davanti la tv, dopo aver partorito, sente parlare di post partum e dice una cosa tipo pff, figuriamoci, io non ci casco? In quella successiva il suo faccione disperato è pittato di mascara che manco Lady Gaga quando va a letto senza struccarsi. Ecco. Così sto messa io. Para para.
Sabato scorso, per esempio. Chiedo all'USI di portarmi a cena fuori. Non tanto perché fosse sabato che vojo dì e chi se li ricorda più i sabati sera fuori ma perché non avevo nemmeno voglia di aprire la busta di Quattro salti in padella. Lui, paziente, comprensivo e pure rasserenato dal fatto che io, proprio io, Miss Sociopatia 2014 e anni a venire, volessi uscire, acconsente di buon grado. Il tempo di andare in bagno e far pipì che avevo già cambiato idea. E non immaginerete mai per quale motivo. Mi ero accorta di avere una piccola macchia di terra sui jeans e non volevo cambiarli. E mi sono messa a piangere. Sì, a piangere. Non giudicatemi o fatelo solo dopo esservi sparati più estrogeni di Luxuria.
Stamane ero così su di giri da improvvisare in salotto una coreografia di salsa cubana sulle note di Ahi Maria! in reggiseno, perizoma e calzini. Con Biagio, ovviamente. La bestia aveva lo sguardo interlocutorio da chi è indeciso se azzannarti una chiappa o chiamare la protezione animali. Non è vero, ci siamo molto divertiti. Se non fosse che cinque minuti dopo mi stavo disperando davanti la lavastoviglie da svuotare.
Poi c'è la parte incazzatura a sbuffo. Ieri a cena stavo cucinando una carbonara per me e l'USI. Mi mancava il guanciale così ho mandato lui a comprarlo confidando nel fatto che ci impiegasse massimo cinque minuti. Faccio bollire l'acqua. Passano 10 minuti e del marito non c'è traccia. Lo chiamo sì sì sto arrivando. Ok, dico, butto la pasta. Cinque minuti di ritardo sulla mia personalissima tabella di marcia e scatta l'offensiva. L'ho accolto sull'uscio urlando sei la persona meno affidabile di questa terra!. Ho rabbiosamente finito di cucinare e alla seconda forchettata, indovinate? Mi sono messa a piangere.
