giovedì 11 aprile 2013

L'anello mancante

Immagino che anche la vostra maestra di scienze delle elementari, che poi era la stessa di matematica, geometria, geografia ed EDUCAZIONE FISICA, ve l'abbia fatto a peperini con la storia del pollice opponibile come risultato di secoli nei secoli amen del processo evolutivo.

Bene, tenetevi forte, miei cari lettori, perché sto per rivelarvi una verità scomoda, tanto che al confronto il Vangelo di Giuda, che ha avuto il solo merito di assicurare un lauto stipendio a Giacobbo, è una pivellata.

La storia del pollice opponibile, della mano prensile, della locomozione bipede, dell'altezza della volta cranica, della depilazione, dello smalto gel per le unghie, della tinta per capelli come segni inequivocabili dell'evoluzione è una carabattola di proporzioni monumentali.

L'ho scoperto ieri pomeriggio, sul solito lentissimo bus che mi riporta a casa, mentre, in piedi, davanti ad una coppia di ominidi intenti a parlare delle misure del nulla cosmico, mi chiedevo cosa fosse andato storto, quale anello del processo evolutivo si fosse dato alla macchia, sganciato, perso, saltato giù da un ponte con una corda per il bunjee jumping spezzata.

Non che i soggetti, fonte di ispirazione per questo ragionamento dall'alto valore scientifico, mancassero in qualcosa, sia chiaro. Pollice presente, mano prensile che stringeva l'iphone, fronte larga, sopracciglia curate, unghie finte, capelli scoloriti con lo shatusch e, nonostante fossero seduti, sono abbastanza certa riuscissero a camminare eretti. Il punto è che tale modello avanzato di carrozzeria cozzava con i loro discorsi di cui, per bervità e pudore, riporerò solo alcuni interessanti stralci rigorosamente suddivisi in cinque categorie:

  1. Omofobia
  2. Razzismo
  3. Ignoranza
  4. Vuoto cerebrale con, a discrezione, mosca che sbatte contro le pareti del lobo occipitale o palla di fieno rimbalzante tra il lobo parietale e quello temporale
  5. E se poi te ne penti? anche detta Se c'è la possibilità mi venga un figlio così farei bene ad interrompere immediatamente le sedute da SantoSpirito e, per sicurezza, iniziare a prendere pure la pillola.
  1. Omofobia 

    Ominide uomo: Tipo l'altra vorta la commessa me voleva venne un paio de scarpe da checca. Io l'ho guardata e gli ho detto 'ah bella esci co' me così te levi il dubbio e la prossima volta 'sta scarpetta da Candy Candy le venni a tu fratello'

    Ominide donna, palesemente divertita dal racconto dell'aneddoto: 'Sta bono nun me fa ride che me parte il brillantino sur dente. 

  2. Razzismo 

    Ominide donna: Giulia l'amica mia s'è messa co un vu cumprà.
    Ominide uomo: Ma che davero? Che fa venne l'asciugamani ar mare?
    Ominide donna: Ma che... era pe' di' che è tipo mulatto e pure de n'altra religione
    Ominide uomo: Mica de quelli che non se magnano il porco?
    Ominide donna: Boh, pare pure che i genitori non gl'hanno detto gnente.
    Ominide uomo: E che ce possono fa... PORACCI.


  3. Ignoranza

    Ominide uomo: Aho ma come non te ricordi? Ce semo annati tipo du' anni fà. Era festa nazionale. Quella che c'è stata solo pe' un anno.
    Ominide donna: Ah sì sì. Centocinquant'anni DE QUARCOSA

  4. Vuoto cerebrale:

    Ominide donna: Come se sblocca sto schermo?
    Ominide uomo: Toccalo, te lo dovrebbe scrive come se fa. Se vedi le brutte, SPEGNILO E RIACCENDILO

  5. E se poi te ne penti?

    Ominide donna: Aho ma che te sei incantato?
    Ominide uomo: No scusa stavo a pensà che me devo fa la doccia e devo chiamà mi madre
    Ominide donna: Perché?
    Ominide uomo: Me deve preparà i panni puliti sur letto. 
Darwin, mi sa che non c'hai capito un cazzo.

mercoledì 10 aprile 2013

Pausa caffé

La redazione, sia essa un immenso open space con le scrivanie a nido d'ape o un rustico bugigattolo che odora di carta e fumo di sigaretta è luogo per eccellenza di neuroni saltellanti, sinapsi iperattive, ritmi frenetici,  occhi sgranati e tic nervosi. Un tripudio di menti con un unico, grande obiettivo: fottere la deadline. Che poi nient'altro sarebbe che LA scadenza. Non una qualsiasi. L'unica davvero importante. Nel nostro caso era l'attimo immediatamente precedente l'invio di tutto l'ambaradan alla tipa sempre troppo incazzosa della tipografia che conosceva una sola frase: vi avverto, stavolta è un miracolo se riesco a farvelo stampare per la data prevista. A tre anni di distanza ho l'ardire di affermare che o era una santa o era una cazzara.

In un ambiente di lavoro con un ritmo così incalzante ed in particolare durante i giorni di chiusura, dove le ore lavorative non venivano nemmeno più contate, l'unica cosa che non poteva mancare era la sola sostanza dopante ammessa dalla legge, considerando che la Red Bull fa schifo. Il caffé.

Ottenere tale nettare degli dei non era impresa semplice. Bisognava attraversare uno stradone a due carreggiate e quattro corsie, un'aiuola, scendere una rampa di scale ed arrivare in una piccola piazzetta tonda. Un quarto d'ora abbondante per ogni dose. Decisamente troppo.

Così il Direttore, persona democratica e intelligente, dopo aver minacciato tutti di sottrarre ogni pausa caffè dal nostro già ridicolo stipendio, decise di comprare una macchinetta. Felicità.
Non era più necessario uscire con il freddo polare o col caldo umido, quello che squaglia l'asfalto e ti ci fa affondare dentro il tacco 10. Bastava alzarsi, inserire la cialda, premere un bottone, tornare alla scrivania e sorseggiarlo tra una picchiata e l'altra dei polpastrelli sulla tastiera.

Il terzo giorno eravamo depressi.

Perché avevamo scoperto che il caffè così non ha sapore. E non ti sveglia.
Avevamo scoperto che il bello del caffè era uscire insieme, dire due cazzate traversando la strada, imprecare contro qualche automobilista che passava col rosso al semaforo pedonale, rimproverare il collega idiota che passava sull'erba dell'aiuola, scendere lo scalone, arrivare alla piazzetta tonda e dare sempre la stessa risposta alla stessa domanda del barista:

Oh ecco gli Enzo Biagi dei poveri. Diteme un po', che è successo sta settimana?

Sandri' comprate il giornale. E facci 5 caffé

lunedì 8 aprile 2013

Ragazzi di campagna

La Sister O. è un'amante della natura. L'amico G., anche detto la Sister col pisello ha fatto dell'amore per la natura il suo lavoro. Entrambi amano fantasticare su progetti di difficile se non impossibile realizzazione, tipo metter su una fattoria educativa partendo da un terreno fangoso e una casetta di 20 mq al cospetto della quale il celebre edificio in via dei matti numero 0 risulterebbe iperaccessoriato.

Ieri pomeriggio la suddetta coppia di hippies ha convinto l'intera corte e una Princess intenta ad isolarsi dal mondo con un libro in mano e la sua amaca da giardino, a fare una passeggiata nella campagna della campagna in cui viviamo.


Ritrovarsi seduti sull'erba, in cerchio, col sole in faccia e le tute sporche di fango a fare corone di margherite è stato un attimo.

Sister O.: La sentite questa pace? Quest'armonia? E' necessario entrare in contatto con la natura per ritrovare il proprio equilibrio interiore

Princess: Disse le donna della crema antirughe prima dei 30

Sister O.: Quello è un altro discorso

Sister G.: Dite che se ci spalmassimo in faccia questo fango non otterremmo lo stesso effetto?

Princess: Riesci a distinguerlo dalla cacca di mucca?

Sister G.: E' un apone quello? Se mi pizzica io muoio, sono allergica

Princess: Credo che una formica mi sia entrata nelle mutande

Sister O: Ho sete

Sister G: G. le macchie di erba come le tolgo dai jeans?

Princess: G. se ora ci uccidessi tutti nessuno ci troverebbe qui

Sister G.: G. non c'è una scorciatoia per tornare a casa? Io sono stanca

Sister O.: G. è potabile l'acqua di quel ruscello?

Princess: G. c'è un ragno, cazzo, un ragno. Uccidilo!

Sister O.: Sento dei rumori 

Sister G: Sarà qualcuno che si sta facendo una sveltina all'aria aperta

Sister O.: No sono tipo tamburi

Princess: Saranno le mucche che stanno dando un rave

Sister O.: Mi inquietano

Amico G: Il rumore che senti è quello di un picchio, il ragno non ti ucciderà, io potrei, la cacca di mucca si distingue benissimo dal fango, non fosse altro perché puzza, per i jeans hanno inventato le lavatrici, quello non è un apone, la formica morirà prima di raggiungere il tuo equilibrio interiore e io mi sono appena ricordato il motivo per cui avevo deciso di non portarvi più a fare passeggiate in campagna.

Tempo permettendo, domenica prossima faremo un'altra allegra scampagnata. Anche perché oggi, seduta alla mia scrivania da poco più di un'ora sento la mancanza della natura. Cacca di mucca compresa.


venerdì 5 aprile 2013

Chi ben comincia...

Immemore delle conseguenze nefaste che l'associazione tacchi - gonna stretta - pioggia - mezzi pubblici può provocare sul proprio equilibrio interiore, questa mattina una Princess decisa ad elevare il suo livello medio di ficaggine, in vista di una cena core a core con il suo Umile Servo, si è vestita tanto caruccia e tanto attillata.

Forse troppo, visto che sul bus s'è rimorchiata un baldo ciovine che ha attaccato bottone con la solita, triste e stantia frase sul tempo. Voglio dire, me stanno a cresce le branchie, lo vedo da sola che piove, spremiti quelle meningi, diobono!. Fortuna vuole che il baldo ciovine non fosse poi tanto caparbio e abbia desistito nell'esatto momento in cui ho pronunciato la parola scacciamosconi: marito.

Non paga di aver scelto un abbigliamento comodo come una bici senza sellino, ho deciso di assecondare la richiesta dell'amica M che ama definirsi fieramente morbida e mi ha condotto per mano sulla via della perdizione, quella che porta dritta dritta ad un cornetto con la nutella e un caffè macchiato col cacao sopra.

Non soddisfatta di aver infranto con una dose extra di calorie uno dei tanti inutili buoni propositi settimanali, quello di non far spostare di un mm l'ago della bilancia, ho ceduto ad un'altra seducente tentazione. Comprare quelli che Mina ama definire stracci da quattro soldi in una delle tante bancarelle da stazione. Sono arrivata a sospettare che i mercatini da strada siano stati strategicamente posti in corrispondenza di qualche polo magnetico e che io, con la mia carica negativa, ne sia maledettamente attratta. Deve essere questo il motivo per cui invece di rigare dritta verso la fermata del bus, stamattina ho deviato a destra. Considerando le temperature non propriamente caraibiche dubito che io possa sfoggiare il mio consistente bottino, due magliette di cotone rispettivamente rossa e blu, prima di un paio di mesi ma fare shopping da strada prima di iniziare la giornata lavorativa è terapeutico.

Ora, però, qualcuno mi imbavagli e leghi le mani. Please.

giovedì 4 aprile 2013

ll sinistro verbale

Sarà che mettermi a nudo, in tutti i sensi, davanti SantoSpirito mi ha fatto sentire così:



Sì lo so, malelingue, che non ci vuole una corazza, una spada e un'acconciatura di dubbio gusto per una visita ginecologica ma, diavolo, io e il mio cuore impavido c'abbiamo bisogno di autostima.

Fatto sta che questa mattina ho fatto un'altra cosa degna di Mel Gibson con la faccia a strisce bianche e blu. Ho ritirato il verbale di polizia relativo al mio sinistro, come piace chiamarlo a loro.

Nero su bianco fa impressione. Soprattutto la dichiarazione dei due tipi dietro di me che hanno visto Clear in preda a smanie da prima ballerina di pattinaggio artistico su ghiaccio. Uno spettacolo degno della Kostner, peccato ci fossi dentro io.

Fa impressione ma sono sollevata. E incazzata. Sollevata perché non ho più dubbi a riguardo, non è stata colpa mia. La frase ghiaccio su strada associata a causa del sinistro, un sinistro che non ha altra causa che quella, mi ha tolto un peso dall'anima. Incazzata perché al cartello autostradale che leggo tutte le sere, di ritorno dal lavoro e che dice:

la tua vita vale più di un sms

aggiungerei:

ma vale meno di un pacco di sale, mortaccivostri.

mercoledì 3 aprile 2013

First step

Ho passato l'ora precedente a fare quello che mi riesce meglio. Lagnarmi.

Questo posto sta in culo all'amor che move il sole e le altre stelle
Io qui non ci voglio stare, queste pareti verdi mi mettono l'ansia
Voglio Giulietta
E' in ritardo, non fa per me 

Quando poi l'ho visto passare, sorriso stampato, pelle lucida, ipod nelle orecchie l'opzione far finta di non averlo mai chiamato e darsi alla macchia mi sembrava l'unica possibile. Che vi devo dire, a me i medici che curano troppo il proprio aspetto mi insospettiscono. Inizio a pensare cose tipo non passerai mica mezz'ora davanti lo specchio del cesso a impomatarti invece di trovare un modo per dare una smossa alle mie ovaie vero? All'USI devo aver detto qualcosa tipo io a questo non gliela faccio vedere manco morta, torniamo da Giulietta, ti prego ma non lo ricordo molto bene. Mi sono rilassata un tantinello solo quando, a distanza ravvicinata, quando ormai scappare senza dare nell'occhio non sarebbe stato possibile, ho notato la mezza pelata e la barbetta incolta.

Di nuovo è uscito che il mio utero è sì bello, come del resto aveva notato anche la Giulietta ma un po' piccolo.

Piccolo, cazzo. Piccolo.

E lui ha pensato bene di allarmarmi mentre in quella comoda e per nulla imbarazzante posizione cercavo di concentrarmi sulle orchidee stampate e incorniciate sui muri e non sul fatto che stesse armeggiando da troppo tempo lì sotto. Roba che me ne volevo uscire con un  aho ma che hai deciso di impiantarmi un feto a mano nuda?

La tua ginecologa non ha notato nulla nell'ecografia?

Ho alzato la testina e stretto le chiappe pensando eccola là sto a morì. Al mio soffocato no, perché? lui mi ha dato la notizia, accompagnata da un stai serena, fossero questi i problemi.

Alla fine della fiera noi, a quanto pare, di problemi grossi non ne abbiamo. Previste analisi e qualche aggiustatina agli ormoni. Iniziamo soft, poi si vedrà. Aggiusteremo il tiro pian piano.

In capo a tre mesi mi devi restare incinta

Se, ciao core

Sì, l'ho detto. In realtà credevo di averlo solo pensato. Maledetti filtri OFF mode.

Non mi credi? Guarda che voi siete la tipica coppia borderline. Potreste farcela anche da soli, magari ci mettereste solo un po' di più ma...

ma ci dia l'aiutino, la prego

E' stato lì che SantoSpirito ha capito di avere davanti una scassamaroni di prima qualità. Due minuti dopo io ho capito di avere davanti uno che vale il soprannome che gli abbiamo affibbiato. Una chiacchierata di mezz'ora mi ha fatto capire che sì, il posto sta in culo all'amor che move il sole e le altre stelle, che sì, le pareti verdi mi mettono ansia, ma anche che no, Giulietta non mi rivedrà. Perché SantoSpirito è riuscito, con le mani, a capire molto più di quanto abbiano fatto le sue eco.

Me ne sono andata con lui che si faceva i conti usando le dita. Avete letto bene.

Il 10 devi avere rapporti

Eh no dottore io ovulo al 17esimo giorno ne sono certa ho un ciclo di trentadu...

Il 10!

Ma...

Shshshshshsh! Chiamami a fine Aprile. Possibilmente incinta.

Nel caso le faccio una statua

Non fare promesse, che io mi ricordo tutto

E lei me la promette una carrozzina?

Affare fatto.

Il tipo è un osso duro. Ho deciso di promuoverlo. Potrà ancora accedere al mio scrigno delle meraviglie.

martedì 2 aprile 2013

Let's dance. Let's start.

Sarò onesta. Io questa exploratio vaginalis da parte di SantoSpirito me la sarei risparmiata volentieri. Da brava procastrinatrice quale sono ero quasi arrivata a sperare che il guru delle gravidanze a portar via mi fissasse la visita, che so, a maggio inoltrato. Invece zac, 2 Aprile ore 16:30.

Le va bene?

Sissignore sono prontissima

Se, come no. Non è vero. Non lo sono. Ma mancopegnente. 

Perché datemi pure della paesanotta, retrograda, bigotta ma a me le manine, sempre un po' troppo fredde in verità, della Giulietta aka la mia scrutavagina storica, quella a cui ho affidato la mia fonte di vita e di potere  per anni, mancheranno. Tantissimo. Perchè lei è una donna. Lei ha la vagina. E parlare di ciclo, ovulazione, rapporti e tutto ciò che ruota attorno il sancta sanctorum con una donna è la cosa più naturale del mondo. Perché il ciclo è ciò che ci accomuna. Perché il ciclo ce l'abbiamo tutte e a tutte, indistintamente, in quei giorni lì ci si gonfia la panza e ci rode il chicchero. Non a caso ne facciamo argomento di conversazione anche da perfette sconosciute. Davanti al ciclo siam tutte uguali. Il ciclo è la legge. Il ciclo è comunista.

Insomma è la prima volta che mi affido a mani mascule non appartententi a qualche moroso per un viaggetto negli anfratti della mia regale persona.

Ovviamente non è certo questo il motivo per cui me la sto facendo sotto. Che son scema sì, ma mica fino a questo punto. Che SantoSpirito sia dotato di apparato riproduttivo maschile o femminile poco importa, purché mi faccia riprodurre. E io temo un no, nsepofa. 
Ma se non ci provo non cambierà mai nulla.

Ormai siamo in ballo. Balliamo.
Ormai siamo in ballo. Calamose 'ste mutande.