Lo scorso anno ho portato a mia madre una rosa rossa, lei ha ricambiato regalandomi un test di gravidanza e l'augurio che anche io potessi diventare presto madre. Onestamente spero non replichi perché un anno di fallimenti è stato già abbastanza.
Feci pipì su quella striscia sottile alla fine di Novembre. Avevo perdite e crampi ma ci credevo. Se il mondo non girasse sempre a cazzi suoi oggi avrei una panza da settimo mese, caviglie da elefante e tette da mucca. Insomma sarei un cesso. Un cesso vergognosamente felice.
Va così. Certe volte si può scegliere certe altre no.
Per esempio io oggi ho scelto di non pensarci troppo. Non pensare a quel test, a quell'augurio, al potenziale. Però a voi proprio a voi a voi che c'avete i fantasintomi, che prenotate tamponi, che leggete referti, che avete speranze crioconservate, che vi sparate le pere in panza, che c'avete i lividi, che ce l'avete fatta, che non ce l'avete fatta sì, proprio a voi che siete le donne più cazzute ch'io conosca, ci penso. E solo per voi mi calo nelle vesti del Cappellaio Matto e gli auguri, pure se non siete mamme, ve li faccio lo stesso.