Nel Natale del 1993 alla tenera età di 9 anni, in piedi su una sedia, come si conviene ad una little Princess con l'egocentrismo a palla, comunicai al parentame quello che sarebbe stato del mio futuro. Io avrei fatto la giornalista.
Fu mio nonno a convincermi a parlarne con il resto della mia stramba famiglia perché "fino a quando non le dici, le cose non sono vere". Sempre lui a far precedere l'annuncio reale dal tintinnio della forchetta sui bicchieri buoni di cristallo. Credo che abbia la sua buona dose di responsabilità riguardo il mio sentirmi al centro dell'universo.
Comunque.
Avevo preso l'importante decisione qualche giorno prima. La terribile Maria Antonietta, maestra di italiano delle elementari e incubo di tutti i pargoli under 12, aveva deciso di fare una cosa, per i tempi, innovativa. Leggere il giornale in classe, farci commentare gli articoli e farci scrivere un articolo su un fatto di cronaca. Scrivere mi era sempre piaciuto ma solo in quel momento la piccola Briatore che viveva in me capì che poteva monetizzare la sua passione. Poteva lavorare scrivendo.
Una rivelazione.
Qualche annetto più tardi mi resi conto che le passioni non si vendono. La mie triennale attività di giornalista non fu, certo, un fallimento. I due direttori che hanno avuto l'onore di tenermi nella loro redazione non avrebbero mai voluto me ne andassi e lo stesso Presidente dell'Albo, al momento dell'esame di Stato, si complimentò con me. Ma quella non era la little Princess che voleva fare la giornalista monetizzando la sua passione. Perché, semplicemente, la passione non ce l'aveva più. Anzi, veniva colta da un leggero senso di nausea e scoglionamento quando qualcuno le commissionava argomenti come piani regolatori, sindaci corrotti, consuntivi, elezioni.
Nel natale del 1993, dopo l'annuncio, tornata col sedere sulla sedia, mio nonno all'orecchio mi disse "sarai una brava cantastorie" "giornalista!" "no no, tu sei una cantastorie".
Aveva ragione.
Sono una cantastorie. Lasciate che ve ne racconti qualcuna. Vera o presunta.
Sono una cantastorie. Lasciatemi cantare.
Con la chitarra in mano?
RispondiEliminaScusa.. ma con tutto sto parlare di Sanremo mi è venuta spontanea! :)
hahahahahah certo! Citazione voluta :D
EliminaCon o senza chitarra mia cara, ti lascio cantare ben volentieri. Sei brava, piena di spirito, di belle e giuste parole, bella e giusta punteggiatura. Sono avida di complimenti per le "cantrici" come me, ma tu hai la semplicità e l'egocentrismo giusto per arrivare al mio interesse, di solito rivolto ai soli blog di cucina. Per cui, anche se il mio commento vale meno di zero, visto che non sono NESSUNO, ti dico: canta le tue storie, io le ascolterò!
RispondiEliminaBy una cantastorie che non ha nemmeno provato a fare la giornalista :)
Come sarebbe a dire non sei nessuno?! Sei una mia adorata follower! :)
EliminaGrazie per i complimenti, Berry.
E anche io vado matta per la cucina ;)
Bacio
Non vedo l'ora di sentire le storie presunte, le vere tendono ad essere banali nella maggior parte dei casi.
RispondiEliminaNella maggior parte dei casi.
EliminaAnch'io non vedo l'ora di leggerle queste storie. Ti ho trovata tra i commenti di nonsolomamma ed ora non posso fare a meno di leggere il tuo diario tutti i giorni!
RispondiEliminaD.
Grazie! E benvenuta D!
Elimina:)
Attendiamo le storie quindi!
RispondiEliminaMolto bello il tuo blog :)
Grazie mille :)
EliminaE benvenuta!
anch'io da piccolo volevo fare il calciatore, ma quando mi dissero che dovevo fare il difensore.... bah... fine della passione :D
RispondiEliminaRospo non era poi una gran passione allora... Che poi io st'avversione per il ruolo di difensore non la capisco. Poveri, poveri difensori...
EliminaNb: ho giocato a calcio una sola volta. Torneo femminile. Sono riuscita a mandare la palla in calcio d'angolo.
Peccato fossi in porta.