giovedì 10 gennaio 2013

Quelle due

Prima di aprire le danze con un post che promette di diventare il più acido, polically incorrect, denso di torpiloqui, poco diplomatico, puerile, lagnoso, poco brillante e poco divertente ma indubbiamente principesco di questo blog è doverosa una premessa.

Io stimo le mamme per caso. Quelle che al test di gravidanza non hanno mandato un sms a tutto il parentame ma sono state trattenute dal proprio compagno mentre tentavano di aprire la manopola del gas. Quelle il cui senso di maternità si è sviluppato in comode, piccole, rate mensili. Quelle che hanno imparato a cambiare un pannolino scolandosi uno Spritz. Quelle che si lamentano, a ragione, di tutto. Della cacca, della pipì, del sonno perso, del sesso mancato.

Io stimo le mamme che hanno fortemente voluto una gravidanza. Quelle che si sentono miracolate e non l'hanno detto fino alla 12esima settimana perché avevano paura. Quelle che alla carriera hanno scelto la famiglia da sempre, da quando sono nate. Quelle a cui lasceresti il tuo bimbo e pure la tua tetta perché, sicuro, saprebbero meglio di te come farlo attaccare. Quelle che sì, pure loro, ogni tanto, c'hanno lo scazzo perché fare le mamme è difficile.

Non stimo QUELLE DUE.
Quelle due lo sanno che sono alla ricerca dell'erede.
Quelle due non sono rimaste incinte perché lo Spirito Santo ha deciso di rimettersi a lavoro dopo 2011 anni.
Hanno trombato nei giorni giusti.
Hanno costretto i propri consorti a passarsi l'acqua gelata sugli zebedei.
Ma dicono, fiere : "si sono divertiti poco i nostri mariti. Al primo colpo... zac!"
Come se fosse vero. Come se, pure se fosse vero, fosse stato merito loro.
Le gambe so allargarle pure io, stronze.

Quelle che, non paghe, fanno le vittime.
E ci godono. Avoglia se ci godono.
Lo sanno che tu pagheresti per avere una nausea, un giramento di testa, la sciatica e pure delle cazzo di emorroidi post-parto.
Lo sanno che pagheresti per avere un nano che ti piscia addosso o non ti fa dormire.
Ma, col sorrisetto da "tu non ce la farai mai" ti dicono:
"non li fate i figli!"
"pensateci bene eh!"
"ah beati voi che avete tempo per voi due!"

Che se fossero sincere penserei solo che sono inopportune. Ma non sono sincere.
E quindi, sinceramente, andatevene affanculo voi e i vostri mariti con le palle ibernate.

E sì, BEATA ME.
Beata me che ho L'Umile Servo.
E ci trombo.
Pure nei giorni sbagliati.
Stronze.

mercoledì 9 gennaio 2013

"Etciù!" "Salute!"

Facendo appello al suo proverbiale tatto il Capetto mi ha appena fatto notare che sembro mi nonna.
Sono seduta alla mia scrivania con addosso piumino e sciarpa, circondata da fazzoletti smocciolati, dalla carta dell'Asprina C, del Betotal Immuno Plus e del Benagol miele e limone.

Insomma, sono influenzata. Again.
E' il bello della nostra vita, la vita della gente con gli anticorpi in cassa integrazione.
La mattina ti svegli e sai che dovrai correre più dei virus.
Vi anticipo la fine. Il virus vince sempre.

Nel frattempo mi sono resa conto  di aver speso una cospicua parte del mio non esattamente esoso stipendo in medicine. In borsa ho una farmacia. Dai probiotici, alle vitamine, dal ketoprofene, all'acido folico.
O la mia ipocondria sta peggiorando o sto per morire.

Poi dici che non te prende la depressione.
La serotonina! Ecco cosa manca nella mia borsa!


martedì 8 gennaio 2013

Le notti postmatrimoniali


Se come me soffrite di insonnia, il matrimonio, sappiatelo, non gioverà affatto al vostro problema. Nonostante la palpebra pesante già alle 6 del pomeriggio e i numerosi tentativi di restare sveglia in macchina al ritorno dal lavoro con lo stereo a palla e l’aria condizionata, gelida, dritta sulla faccia potrebbe capitare che, arrivate le 11 di sera, quando state, finalmente, per rifugiarvi  tra le braccia di Morfeo, sole nel vostro lettone, rientri vostro marito imprecando contro la serratura del portoncino d’entrata di casa vostra. 

Voi, visto che non l’avete visto per tutto il giorno, vi sentirete quantomeno in dovere di alzarvi, abbracciarlo, baciarlo e chiedergli, sperando in un secco no, se vuole qualcosa da mangiare. Lui, se è un tipo comprensivo, vi rispedirà subito a letto con vostra immensa gioia. Poi, però, piomberà in camera vostra e, come sempre accade quando non si vuol far rumore, inciamperà nelle vostre ciabatte, gli cadrà qualcosa dalle mani scaraventandosi sul pavimento con un rumore infernale, entrerà nel bagno per una doccia e quando sarà sotto il getto dell’acqua il suo cellulare squillerà, diverse volte. Finché voi, prese dallo sconforto, vi alzerete e glielo porterete lottando contro l’ubriacatura da sonno. 

Riaddormentarvi non sarà facile. Cercherete invano di ritrovare la posizione che avevate assunto e che era tanto, ma proprio tanto comoda e quando vi sembrerà di averla trovata, vostro marito entrerà nel letto tirandosi dietro le lenzuola. Sfinite vi addormenterete verso le 2 di notte con la sveglia impostata sulle 6 pensando che il giorno dopo sarà un’altra bella giornata di merda passata tra la vostra scrivania e la macchinetta del caffè.

Buongiorno.

domenica 6 gennaio 2013

L'ingrediente segreto

Da bravi rappresentanti di una generazione di squattrinati io e i fedelissimi sudditi della mia corte siamo spesso alla ricerca di locali mangerecci a buon mercato.
Ricerca che spesso ci ha indotto a frequentare ristoranti sedicenti cinesi dai nomi esotici o bettole con l'insegna al neon mancante di qualche lettera con esiti devastanti per il nostro sistema digerente e, diciamolo, anche per la povera tazza del cesso che, generalmente verso le 3 di notte, si vedeva arrivare materiale ancora grezzo non necessariamente rientrante nella categoria "generi alimentari commestibili".

Fino a che, durante il nostro consueto peregrinare, siamo incappati in una piccola pizzeria sita in un arroccato paesello di poche anime. Morte.
Il centro abitato, di per se vagamente inquietante, potrebbe essere scelto come set per qualche fiction ambientata nel periodo dell'occupazione nazista con la Ferilli che fa la partigiana quando la sua massima interpretazione è stata "beato chi seofàrsofà" ma la pizzeria, signori miei, non era affatto male nonostante i nove euri, dico NOVE, spesi per un menù completo da sabato all'italiana ovvero antipasto di fritti, pizza, tiramisù, birra e cocacola.

Capirete la nostra soddisfazione.

Abbiamo consigliato ad amici di amici di amici di parenti quella pizzeria. Per anni.

Fino a quella sera. La sera in cui scoprimmo lui. L'ingrediente segreto.

LA GOCCIOLINA DI SUDORE CHE DALLA FRONTE DEL PIZZETTARO CADEVA DRITTA DRITTA NELL'IMPASTO.

Non ce la siamo più sentita di consigliarla ma ieri sera, per evitare il cinese dal nome esotico, già responsabile di sconquasso intestinale di livello medio-alto, siam tornati lì io, Umile Servo, le Sister e tutto il cucuzzaro. Ventitré persone in totale. A conoscere l'ingrediente segreto eravamo solo in 4. Non si registrano vittime.

Sudore batte Cina 23 - 0

giovedì 3 gennaio 2013

Ferie casalinghe

Si da il caso che la Princess, oltre che portatrice non troppo sana del famoso batterio Jellactus Cronicus, sia anche afflitta da tale disturbo chiamato Fessacchiaggine Acuta.
Le conseguenze di codeste malattie genetiche sul suo sistema nervoso centrale sono, sovente, infauste.
Per esempio quando la nuova arrivata, ULTIMA arrivata, ULTIMA persona in fila per ottenere il tanto agognato diritto di parola o meglio diritto di "scelta delle ferie nei giorni che cazzo mi pare a me" se ne è uscita con un "giochiamoceli a sorte" la Princess, afflitta da Fessacchiaggine e immemore di essere portatrice di Jellactus Cronicus che ha fatto, suoi carissimi e fedelissimi sudditi, secondo voi?

Ha accettato.

E, secondo voi, quale dei due periodi gli è toccato in sorte? Quello dal 24 al 31 o quello sfigatello che va dal primo dell'anno al 7?
Domanda retorica considerando le premesse, no?

Quindi ora la Princess, dopo aver lavorato anche il 24 e 31, si gode le ferie mentre il 90% delle popolazione attiva è tornata dietro la scrivania. Umile Servo compreso. Ciò significa che si sta convertendo alle gioie della casalinghitudine solitaria e, orrore e raccapriccio, ha scoperto che non sono poi tanto male, anzi.

Certo, da unica monarca al mondo con un lavoro sottopagato appagante che le porta via dalle 10 alle 14 ore al dì non è tanto abituata a starsene, micia micia, nel suo castello a fare la calza o, chessò, la spesa. Lei, povera, la spesa è abituata a farla al volo in qualche tristerrimo Supermarket aperto h24 vicino al posto in cui lavora, a farla fare dall'Umile Servo o, a limite, dalla sua cara Mina. E quindi? E quindi si è dimenticata che oggi, giovedì, i negozietti del paesello sono TUTTI chiusi. E lei è senza Princessmobile. La vecchia-nuova Pollyanna è in mano all'Umile Servo che ha dovuto lasciare il suo personale mezzo di locomozione dal meccanico per una revisione.

Risultato:
La Princess ha pranzato con caffè e bomba alla Nutella gentilmente lasciata dall'Umile Servo sul tavolo della cucina e cenerà, tardissimo, con una pizza al cartone gentilmente acquistata dall'Umile Servo di ritorno dal lavoro.

Secondo me, prima o poi, l'Umile Servo lascia la corte e si converte alla vita monastica o, forse, si da alla macchia e diventa un bandito.

mercoledì 2 gennaio 2013

Ipocondria

Io sono l'antimedico.
Io sono il terrore di ogni camice bianco. Pure il pizzicagnolo ha paura di me, potrei scambiarlo per un dottore.
Io sono quella che ha eletto internet a luminare di ogni branca conosciuta e sconoscita della medicina. Roba che Ippocrate vorrebbe risorgere e prendermi a mazzate in fronte col bastone di Ascelpio.
Io sono quella che per medico di famiglia ha una tale il cui nome inizia per G e finisce con oogle. Che tu soffra di emicrania o diarrea, che tu abbia un ascesso o le emorroidi, lui arriverà sempre alla stessa, nefasta, conslusione: morte.

Capirete, quindi, che interfacciarmi con un medico vero mi suscita qualche lieve imbarazzo. E visto che, non per mia volontà (ma anche un po' sì, dai), negli ultimi mesi ne ho visti parecchi l'odio dell'intero Albo nei miei riguardi credo sia cresciuto esponenzialmente.

La cosa peggiore è che non mi fido dei pareri. Quando mi dicono che sto bene o che ho un problema perfettamente gestibile o curabile io penso "non è vero maledetto incompentente, io sto malissimo. Me l'ha detto internet".  E' l'uso dello strumento che riesce un tantinello a rasserenarmi, ovviamente solo nel caso in cui lo strumento in oggetto, sia esso un banale termometro, una radiografia, un'analisi del sangue o una TAC, dia esito rigorosamente negativo. Un risultato bordeline mi riporta allo stadio iniziale. Googolare l'impossibile e sperare di non tirare le cuoia nella notte.


martedì 1 gennaio 2013

Capodanno al fresco

Passare il capodanno in un parco divertimenti all'aperto vuol dire:

Arrivare al capolinea delle montagne russe senza la tua faccia. Ti raggiungerà dopo un quarto d'ora.
Sentire chiaramente l'aria gelida che si infila tra le tue palpebre e le palle degli occhi.
Scoprirsi abili nello staccare le mani dal maniglione congelato della giostra su rotaie, meno abili nel far assumere loro una forma umana e non simile alle zampe di un pappagallo indiano.
Congelarsi le chiappe sul cavallo del carosello.
Guardare con un misto di orrore e ammirazione le 16enni in tacco 12, minigonna inguinale, trucco glitterato e paillettes pure nelle frocie del naso e sentirsi vecchie. A 28 anni.
Benedire lo zuccotto di lana che l'Umile Servo ti ha gentilmente dato in prestito rinnegando senza remore la tua passione per la moda.

Brindare al nuovo anno in fila per una giostra chiamata Cagliostro.