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domenica 17 novembre 2013

Un gioco di ruolo

Ho voglia di giocare, stasera. Un gioco di ruolo, uno di quelli in cui si vestono i panni di qualcun altro, avete presente no? E' complicato, sapete. Perché i ruoli ci si appiccicano addosso. Siamo donne o uomini, mogli, compagne o single, studentesse o lavoratrici, precarie, disoccupate, casalinghe. Siamo avvocati, ingegneri, commercianti, impiegati, operai.

Siamo fertili o infertili.

Stasera vi chiedo uno scambio particolare. Non fare i perversi, non sono interessata ai giochetti di coppia, suvvia, sono come Sissi mica come Maria Antonietta. 

Stasera facciamo che io sono una donna fertile, una moglie devota, una persona credente, una perbenista. Facciamo che io stasera ho due figli, carne della mia carne, usciti dalla mia vulva, partoriti con dolore, venuti fuori da me, rigorosamente da me. Arrivati senza bisogno di ricorrere a nessuna visita medica. Hanno due anni di differenza l'uno dall'altro perché farli crescere insieme è meglio. Hanno nomi da calendario, somigliano al padre, sono sani e svegli. 

Lui lavora, io sto a casa. Al massimo mi cerco un part-time, purché non mi faccia saltare il parrucchiere al sabato mattina e la spesa al pomeriggio. La domenica a messa, col vestito buono. 

Facciamo che io, stasera, ho una vita da manuale.

E poi facciamo che voi, che avete una vita da manuale, siete noi. Facciamo che le vostre ovaie funzionano a cazzo, facciamo che le vostre tube sono chiuse come cannucce mordicchiate o che vostro marito ha una teratozoosperimia non vi servirà mica il link a wikipedia per sapere cos'è vero?, facciamo che non vi arrendete al vostro corpo imperfetto anche se soffrite, anche se morite dentro ad ogni foto di neonato su Fb, anche se guardate gli occhi del vostro compagno e vorreste rivederli felici, grati alla vita per avere cose che il resto del mondo considera scontate. Considera naturali.

Brutta parola naturale, vero?

Brutta parola quando non potete usarla come scudo a tutela della vostra vita facile.

Perché la vostra vita è facile. E' facile quando pagate le bollette, quando compilate un CID, quando vi multano per divieto di sosta, quando litigate col capo, quando vostro figlio disegna sul muro col pennarello rosso.

E' tutto facile quando non sei costretto a lottare per le cose importanti.

E la cosa più facile di tutti è giudicare.

Giudicare quei genitori a cui è stato tolto il figlio nato grazie a un utero in affitto.


Siamo donne o uomini, mogli, compagne o single, studentesse o lavoratrici, precarie, disoccupate, casalinghe. Siamo avvocati, ingegneri, commercianti, impiegati, operai. Siamo fertili o infertili.

Ma prima di essere qualsiasi cosa siamo figli e figlie.

Avete provato ad essere noi?

Bene, adesso, se ancora ne avete voglia, giudicate pure. E se proprio non riuscite a perdonare chi non può aver figli naturalmente e va contronatura per realizzare un desiderio almeno siate clementi con quei poveri nati, quei figli strappati alla famiglia. 

Qualsiasi sia la forma, il colore, il sesso dominante della LORO famiglia.