Dipendenze. Dicono non sia sano averne perché ci rendono schiavi, imprigionati in gabbie di malsane abitudini o appendici di altre persone, altre vite, in balia di umori, desideri e speranze che non ci appartengono.
Circa due anni fa, durante il nostro consueto filosofeggiare pomeridiano, in un ufficio semideserto A. mi parlò della sua personalissima teoria delle mezze mele. Spero mi conceda qualche licenza poetica perché, nonostante io abbia una memoria da elefante, è passato molto tempo e non riesco a focalizzare le parole esatte che utilizzò, il succo, tuttavia, è più o meno questo:
si dice che un rapporto perfetto si raggiunga quando due mezze mele si uniscono. Non a caso si sente parlare spesso di altra metà. In realtà, per quanto le due metà possano coincidere alla perfezione, nel tempo la mezza mela tende scurirsi. Ce l'avete presente no? Quando i bordi diventano marroncini e la polpa si raggrinzisce. Due mezze mele, per quanto coincidenti, per quanto possano dare parvenza di una perfetta unione, non saranno mai come una mela intera. Prima o poi entrambe si scuriranno, fino a fare la muffa. Quindi un rapporto perfetto si raggiunge solo quando due mele, complete, si avvicinano. Perché saranno intere ma arricchite dalla presenza dell'altra mela.
La teoria mi piacque, anche se non lo diedi troppo a vedere. Era passato troppo poco tempo perché la mia dose di acidità si abbassasse tanto da permettermi di essere sincera e dire una cosa tipo: hai ragione.
Il discorso si concluse con un insolito complimento alla sottoscritta. Insolito perché A. non è bravo coi complimenti, parole sue. Queste le ricordo bene.
Disse: tu sei una mela
A me venne da sorridere perché, e questo credo di non averglielo mai detto, mela era il soprannome con cui usava chiamarmi Mina da ragazzina. Per la faccia tonda, ovvio. Non giudicatela, suvvia. Avrebbe potuto chiamarmi, chessò, mappamondo. Alla fine mi è andata di culo.
Io una mela, in realtà, non mi ci ero mai sentita ma mi fidai di lui e gli credetti.
L'altra sera ero a letto. Sola. Persa nei miei pensieri e nei fastidiosi dolori di pancia e schiena. Somatizzo sul corpo le smanie della mente. O almeno spero si tratti solo di somatizzazione. L'ansia ha fatto capolino dietro la bocca del mio stomaco per poi invadere diaframma e polmoni. Ho provato a dormire. Nada. Leggere. Nada. Vedere la tv. Nada.
Così mi sono alzata e ho pregato l'USI di farmi compagnia nel letto.
Non dormo senza te.
Mi sono sentita una fallita. Mi sono sentita mezza. Perché qui il romanticismo non c'entra. Non c'entra l'amore. Non c'entra l'egoismo.
E' dipendenza.
E no, non va bene. Perché io, diavolo, sono una cazzo di mela, intera, tonda. Ora lo so, non si tratta di credere o no ad A. Lo so perché da un po' di tempo io mi manco. Mi manca la metà di me stessa. E la rivoglio.
Forse averlo capito è un piccolo passo verso la creazione di quell'io di cui parla Sciattaman.
Forse.
In ogni caso, gente, che siate mele verdi, rosse o gialle, piccole o grandi, dolci o aspre, farinose o polpose siate intere, sempre.