lunedì 31 dicembre 2012

Speravo nei Maya

Miei cari, concedetemi il lusso di indossare i panni della Princess e di tutta l'intera corte solo per un attimo. Perché devo proprio farlo. Per salutare il 2012 devo scompormi con un liberatorio:

VAFFANCULO ANNO DI MERDA

Questo è stato l'anno in cui, a pochi mesi dal nostro sì, io e l'Umile Servo abbiamo dovuto combattere contro un nemico invincibile. Il glioblastoma multiforme si è portato via in poco tempo una delle persone a noi più care e con lui molte certezze e qualche pezzo, troppo grosso, della nostra serenità di coppia.

E' stato l'anno in cui l'Umile Servo ha dovuto lottare contro una precarietà mai così spietata, restando a casa troppo tempo mentre io, trascinandomi in ufficio, cercavo di non fare troppo caso a quell'enorme peso che sentivo tutto sulle mie spalle.

E' stato l'anno in cui la crisi ha colpito duramente anche il lavoro dei miei genitori. E le tasse hanno fatto il resto rendendoli fragili e insicuri dopo una vita di fatica e poche soddisfazioni.

E' stato l'anno in cui, alla fine, anche la mia salute ha deciso di dare forfait. Una brutta enterite mi ha lasciato uno strascico duro a morire e la paura si trattasse di qualcosa di più.

E' stato l'anno in cui una lastra di ghiaccio sull'autostrada che percorro tutte le mattine è finita sotto le ruote della mia macchina che, impazzita, mi ha sbattuto da una parte all'altra della carreggiata.

E, infine, è stato l'anno in cui ho scoperto di avere una mutazione genetica che potrebbe rendere difficile una gravidanza.

Io non voglio sfidare la sorte. Non voglio fare richieste. E so che gli anni altro non sono che unità di misura, effimere, con cui ci piace scandire il tempo. Che non si ferma, mai. Che non cambia, mai. Non pretendo che questo 2013 mi riporti indietro la felicità che il 2012 mi ha strappato via ma che allontani almeno un po' di tutto questo dolore.

Buon anno nuovo a tutti voi.



venerdì 28 dicembre 2012

Men at work


Nel posto in cui lavoro dire che c’è una netta prevalenza del genere maschile è usare un eufemismo. Il 90% degli impiegati, siano essi comuni schiavi a contratto zero o dirigenti, sono uomini. Dopo aver passato dentro queste mura quasi due anni e non sapendo, del resto, se potrò festeggiarli, visto l’appalto in scadenza, ho deciso che vi racconterò cosa vuol dire per noi femminucce questa netta prevaricazione.

STATE TRANQUILLI
Niente discorsi seri su atti discriminatori nei confronti delle ovaio-munite o quote rosa. Questo è un blog serio, santiddio!

Punto primo. Autostima.
Siamo poche e 8h sono lunghe per tutti. L’uomo, per sua natura cacciatore, quando la selvaggina scarseggia, s’attacca a quella che c’è. Epperciò che tu sia la fotocopia di Halle Berry o una balla di fieno con le gambe riceverai la tua sacrosanta dose giornaliera di provolaggine. Un toccasana. Specialmente quando arrivi la mattina con le occhiaie ai piedi o senza trucco o con il kg post week end in più o col ciclo o con un taglio di merda perché il tuo coiffeur s’era fatto un quartino di troppo al bar.

Punto secondo. Solidarietà femminile.
Ok, non esiste. Questo lo sappiamo. Ma in casi estremi la vagina ha bisogno di un’altra vagina. Leggere letteralmente, grazie. Sto parlando del caso in cui, nonostante l’applicazione del tuo telefonino che ti ricorda che tra 3h ti deve venire il ciclo, tu hai dimenticato la tua leggendaria scorta di settordici assorbenti a casa. Bene. Anzi male. Trovare un’assorbente in questi casi è impresa epica. Il fallimento della missione è matematico. Ci sono 10 donne in tutto lo stabile. 4 non le conosci, 3 sono in menopausa, 1 è incinta, 1 sei te e l’altra è M. M non ce l’ha.

Punto terzo. Solidarietà maschile
Chiedere al tuo Capetto mezz’ora di permesso per andare a comprare un assorbente non sarà un problema. Ogni scusa sul ciclo è buona. Le scuse sul ciclo sono tra i diritti inviolabili di ogni donna. Il Capetto, del resto, non potrà indagare sulla veridicità di quello che dici interrogando altre donne traditrici perché non ce ne sono.

Punto quarto. Il bagno.
E’ sempre libero.  Che quelli che hanno suddiviso i bagni mica lo sapevano che siamo 10 in tutto. No no. Quindi puoi truccarti con tutta calma, passarti il filo interdentale dopo pranzo, fare yoga, pliates, tai chi. Hai spazio sufficiente. C’è, però, anche il rovescio della medaglia. Per esempio io e M siamo le uniche donne del nostro piano, ora che ci hanno spostate nella stanza del Capetto. Ergo io so che se c’è una goccia di pipì sulla tavoletta è la sua e lei sa che se c’è una sbavatura di dentifricio sul lavabo è la mia. Gli sguardi d’accusa della serie “so quello che hai fatto” sono pane quotidiano.



giovedì 27 dicembre 2012

Non è successo altro

Sono in ufficio.
Sola.
Il resto del mondo deve essere in ferie, Capetto compreso.
Fa un freddo boia nonostante il condizionatore a palla e la bomba alla crema che ho preso insieme all'Umile Servo per colazione si è piazzata in orizzontale sulla bocca del mio stomaco già provato dal lavoro extra che gli ho imposto negli ultimi due giorni.

Passerò il Capodanno in un parco giochi perché la formula ingresso parco-DJ set-cena a buffet ai miei amici è piaciuta parecchio. Maledetta democrazia. Già mi vedo con una congestione in corso sulle montagne russe a menoquindici. Manco fossimo davvero in Russia.

Mi hanno detto che odiare il Natale non va più di moda dal 2001. Ho risposto che non sono mai stata una fashion victim.

Ho orgogliosamente vinto a Trivial Pursuit perché so che Mike Bongiorno ha condotto il Festival di Sanremo 11 volte, che Beautiful è ambientato a Beverly Hills, che Colombo ha chiamato l'isola su cui è approdato San Salvador, che la Guerra di Secessione americana l'hanno combattuta i nordisti contro i sudisti e che il T4 è un ormone prodotto dalla ghiandola tiroidea. Grazie, ipocondria.

Ho perso 10€ a Pinguino. A Sette e Mezzo avrei vinto di sicuro. Ma si è deciso di giocare a Pinguino. Maledetta democrazia, again.

La mia faccia, finally, è tornata. L'Umile Servo ne è felice ma ha anche detto che l'altra tipa era più simpatica perché somigliava ad un incrocio tra una marmotta e un castoro. Insomma, Alba Parietti vestita da panda un par di ciufoli, sono stata troppo ottimista.

La mia nuova macchina ha 10 anni, mi è costata 1100€ e si chiama Pollyanna.

Ho messo il bambinello nella mangiatoia il 26.

Andrò all'inferno.

Fine.

lunedì 24 dicembre 2012

L'augurio principesco


Non sono una di quelle che va in brodo di giuggiole quando vede un alberello addobbato, ascolta le canzoncine natalizie, compra il panettone al centro commerciale. A me il Natale mette tristezza. Io a Natale mi sento sola.

Non è sempre stato così. Anche le Princess senza cuore sono state bambine e hanno gioito vestite da stella cometa alla recita di fine anno. Che poi il vestito da stella cometa nient’altro era che una sorta di copricapo in cartapesta a forma di stella sbilenca, calzamaglia e dolcevita nera. Della serie “che cazzo c’avevi da esse tanto felice che somigliavi a un buco nero più che a una stella”.  Eppure ero felice, un tempo, del Natale. Anche se il mio Babbo Natale era un tantinello ingordo e aveva un’alimentazione, oserei dire, squilibrata. Non mangiava latte e biscotti ma latte e PROSCIUTTO CRUDO. Devo chiedere a Mina che cosa le passava per la testa quando gli preparava il rancio, lasciandolo rigorosamente sul camino. Ero felice quando tappavo i numerelli della tombola con le bucce di mandarino, che la tombola con le finestrelle, quando avevo 6 anni, ce l’avevano solo quelli che stavano avanti. E la mia famiglia “avanti” non c’è mica mai stata. Ma ero felice in mezzo alla mia famiglia. Di quella felicità scema che solo i bambini sanno provare. La magia del Natale devo averla persa per strada, un po’ alla volta. Che fregatura, crescere.

Forse un giorno la recupererò. Magari quando una nana dai miei stessi occhi suderà vestita da pastorello (in famiglia non si ricordano ruoli da primo attore quindi aspiro almeno al pastorello) o aspetterà che Babbo Natale se magni il prosciutto. Che mica lo vogliamo deludere con latte e biscotti. Quello ormai c’è abituato.

Nel frattempo auguro a chi la magia del Natale non l’ha mai persa per strada di non perderla mai, che non è bello.

Buone Feste

giovedì 20 dicembre 2012

Può sempre andare peggio

No, Princess, l'anti-CED non è la cosa peggiore che potesse capitarti.
Del resto nella vita non si finisce mai di essere smentiti.

Succede che il Capo-Intermedio, 626 alla mano, si reca dal Capo-Supremo e dice che no, noi lì proprio non ci possiamo stare. C'è bisogno di una soluzione alternativa.

Felicità, giubilo, "sia lode all'eroe trionfatore!" penso io.

Il Capo-Supremo si spreme le meningi.
E spreme, spreme, spreme fino a partorire lei:

l'abominevole idea.

"La Princess e M. andranno nella stanza del Capetto e condivideranno l'unica scrivania libera in quel locale, tanto è grande".

Bene.

Così, ora, ci ritroviamo a condividere la stanza con una persona affetta da bipolarismo acuto e perciò umorale nonché egocentrica ai limiti della superbia, maschilista, permalosa, con un amore incondizionato per il turpiloquio, la bestemmia e la sbraitata immotivata contro qualsiasi persona o cosa gli capiti a tiro.

La scrivania sarebbe grande se non dovessimo lavorare con due schermi a testa. Roba che Oronzo, con i suoi 2cm e mezzo di diametro mi guarda come a dire "ma andò cazzo m'hai portato che non c'entro manco io qua sopra?". Inizio a temere che quello stronzo di suo padre si rivolga a un avvocato per ottenere l'affidamento causa "manifesta inferiorità della postazione materna".

La stanza è claustrofobica, soffocante, fredda d'inverno, umida d'estate. L'habitat ideale della zanzara tigre.

E poi c'è lui.
Mr. Viscidume.
Sposato con prole.
Ammicca, fa battute, ci prova in maniera subdola e ci guarda il culo ogni volta che ci alziamo.

Ma no, stavolta non mi lamento.
Potrei ritrovarmi a lavorare seduta sul cesso, con un pc portatile sulle ginocchia e l'altro schermo in bilico sul lavandino.

lunedì 17 dicembre 2012

Convalescenza

Questa mattina io e il mio labbro superiore incanottato ci siam recati dall'amabile medico di famiglia. Lo stesso che si è rifiutato di prescrivermi gli antibiotici consigliatemi al pronto soccorso perché convinto, come sempre, che non servissero.  L'occhialuto, dopo una sommaria osservazione di quella che alcuni si ostinano a chiamare la mia faccia, se ne esce con le seguente frase:

(Ha la r moscia ma no, non è sexy)
"A me non pare tanto gonfio. E' quasi come prima dell'incidente".

Un par di struffoli.
Prima dell'incidente io non sembravo affatto Alba Parietti travestita da panda. 

Mia mamma detta Mina e l'Umile Servo detto mio marito hanno deciso di mollare un po' la corda. Lui è tornato a lavoro e lei non ha citofonato a casa mia alle 8 del mattino per assistermi. 

Quindi mi sono riposata dormendo senza vergogna alcuna fino alle 11 e mezzo. Non succedeva dai tempi del liceo.  

Poi Mina mi ha chiamata. Tre volte. In una delle tre mi ha detto che il gatto mi voleva salutare.
No, non scherzo.

Quindi è stata la volta del Capetto (aka il responsabile del progetto per cui sto lavorando). Credo volesse accertarsi che prima o poi alzerò le chiappe per tornare a lavoro. Tra le altre cose mi ha consigliato un'ortopanoramica perché sua zia una volta cadde di faccia su uno scalino sbattendo forte i denti. Dopo 15 anni le caddero tutti.
Grazie, Capetto. Ora sì che son tranquilla.

Infine la Sister O., che lavora in un nido. 
"Ciao Sister!"
"C'è un pacchettino davvero speciale sotto quest'albero di Natale, contiene dolcezza e tanto amore per chi ogni giorno è vicino al mio cuore"
"Ma che minchiaccia dici?"
"Volevo dedicarti un pezzetto della poesia che i miei pupi reciteranno per Natale"
"... ah, grazie"

Non sono mica più tanto sicura di essere stata io quella che ha battuto forte la capoccia. 

sabato 15 dicembre 2012

Iniziare bene II

Svegliarsi.
Alzarsi.
Barcollare fino al cesso.
Accendere la luce.
Guardarsi allo specchio.
Pensare:

"Ohibò, sembro un panda. Un panda dopo un'iniezione di botulino a zigomi e labbra"