martedì 12 febbraio 2013

La Cantastorie

Nel Natale del 1993 alla tenera età di 9 anni, in piedi su una sedia, come si conviene ad una little Princess con l'egocentrismo a palla, comunicai al parentame quello che sarebbe stato del mio futuro. Io avrei fatto la giornalista.

Fu mio nonno a convincermi a parlarne con il resto della mia stramba famiglia perché "fino a quando non le dici, le cose non sono vere". Sempre lui a far precedere l'annuncio reale dal tintinnio della forchetta sui bicchieri buoni di cristallo. Credo che abbia la sua buona dose di responsabilità riguardo il mio sentirmi al centro dell'universo.

Comunque.

Avevo preso l'importante decisione qualche giorno prima. La terribile Maria Antonietta, maestra di italiano delle elementari e incubo di tutti i pargoli under 12, aveva deciso di fare una cosa, per i tempi, innovativa. Leggere il giornale in classe, farci commentare gli articoli e farci scrivere un articolo su un fatto di cronaca. Scrivere mi era sempre piaciuto ma solo in quel momento la piccola Briatore che viveva in me capì che poteva monetizzare la sua passione. Poteva lavorare scrivendo.

Una rivelazione.

Qualche annetto più tardi mi resi conto che le passioni non si vendono. La mie triennale attività di giornalista non fu, certo, un fallimento. I due direttori che hanno avuto l'onore di tenermi nella loro redazione non avrebbero mai voluto me ne andassi e lo stesso Presidente dell'Albo, al momento dell'esame di Stato, si complimentò con me. Ma quella non era la little Princess che voleva fare la giornalista monetizzando la sua passione. Perché, semplicemente, la passione non ce l'aveva più. Anzi, veniva colta da un leggero senso di nausea e scoglionamento quando qualcuno le commissionava argomenti come piani regolatori, sindaci corrotti, consuntivi, elezioni.

Nel natale del 1993, dopo l'annuncio, tornata col sedere sulla sedia, mio nonno all'orecchio mi disse "sarai una brava cantastorie" "giornalista!" "no no, tu sei una cantastorie".

Aveva ragione.

Sono una cantastorie. Lasciate che ve ne racconti qualcuna. Vera o presunta.
Sono una cantastorie. Lasciatemi cantare.


lunedì 11 febbraio 2013

God save the aunt

Sabato scorso abbiamo fatto tardi. Così tardi che le ore piccole avevano compiuto 18 anni. E allora, in barba a qualsivoglia senso della decenza, io, che non sono proprio un'allodola, mi sono presa la libertà di restare sotto le pezze fino all'ora di pranzo di domenica.

Prima che i miei vicini si decidessero a chiamare la Sciarelli ho messo piede fuori dal letto con l'unico rammarico di essermi persa Gordon Ramsey che imprecava contro qualche malcapitato masochista che prima gli chiede aiuto poi sclera davanti le telecamere in piena crisi nervosa al primo insulto carico di turpiloquio. Grazie di esistere, Real Time.

Mentre mi accingevo a consumare una tardiva e solitaria colazione ho fatto una scoperta dall'altissimo valore scientifico: la Nutella ha un qualche misterioso potere reminescente sul mio cervello. Infatti, mentre addentavo il primo morso del cornetto farcito un'illuminazione mi ha colta. Come in un sogno ho rivisto l'Umile Servo che, alzatosi prima di me per partecipare ad una riunione di lavoro, mi ha parlato di... di... di...

ospiti

cazzo, ospiti!

Presa dal panico ho fatto l'unica cosa sensata. Chiamato soccorsi. Dove per soccorsi intendo la Zia Santa. Quella che se non sai ammassare non ti considera una donna dotata di apparato riproduttivo funzionante, quella che non ha un congelatore ma un banco frigo modello megalomane con cui potrebbe sfamare mezz'Africa quella che, in questi casi, ti salva il culo.

In un'ora ho rimediato viveri a sufficienza da beccarmi complimenti del tipo "ma non ti dovevi scomodare così tanto!". E mentre l'Umile Servo rideva sottecchi io, senza pudore alcuno, mi gongolavo vantando le mie doti da casalinga mentre in camera da letto, rigorosamente chiusa a chiave, regnava, incontrastato, il caos.



sabato 9 febbraio 2013

Yellow

Ore 03:00 di notte. Sedile posteriore di Polly. Di ritorno da un concerto. Sister è brilla e io, a mio modo, pure.

"Sister?"
"Che c'è?"
"Le emozioni sono a colori, lo sai?"
"Ma va... E di che colore sono?"
"Ognuna ha un colore diverso"
"E il colore della tua emozione qual è?"
"Giallo"


venerdì 8 febbraio 2013

Liebster Blog award

Dunque dunque...
la carissima Mandorla, una delle mie blogger preferite, tappa fissa delle mie web-letture, mi ha premiata!
E da brava novellina entusiasta ora:
risponderò alle 11 domande che mi ha posto
elencherò 11 cose che mi riguardano
formulerò 11 domande per altrettanti blogger

3,2,1 via...

1. Perché hai dato questo titolo/nome al tuo blog?
Durante un viaggio a Vienna mio marito mi svegliò raccontandomi una storia: "C'era una volta una Princess. Acida, pigra, altezzosa e pretenziosa. E poi c'era il suo umile servo MA intelligente...". Da allora sono una Princess a cui, ogni tanto, scivola la corona. E lui è l'Umile Servo con smanie rivoluzionarie.

2. Perché hai deciso di aprire un blog?
Scrivere è la mia passione. Scrivo quando sono felice e quando mi sento giù. Scrivo perché mi piace fissare così le tappe della mia vita. Scrivo da quando ho cinque anni, Mina me lo insegnò prima di iniziare la scuola. Ho sempre tenuto diari. Ultimamente avevo perso quest'abitutine per strada forse perché, per anni, ho venduto la mia passione ai giornali. Ora che non scrivo più per lavoro ho ritrovato il gusto di scrivere per me stessa. E per voi.

3. Hai la possibilità di fare un viaggio nella meta dei tuoi sogni. Dove vai?
A me il mondo piace tutto. La fissa del momento è la California e l'Irlanda.

4. Qual è il tuo peggiore incubo?
Ho un incubo ricorrente. Essere inseguita da un'onda anomala. A volte mi salvo altre, ahime, no :(

5. Qual è la cosa più romantica che hai fatto? Che ti è stata fatta?
Ho preso un aereo alle 11 di sera per raggiungere mio marito a Milano, con un dolce fatto da me come bagaglio a mano. Era il suo compleanno. Il giorno dopo sono ripartita da Linate alle 6 del mattino per arrivare in tempo a lavoro, a Roma.
Il discorso iniziato con "nessuno ti amerà mai più di me" che l'USI mi fece il giorno in cui, dopo mesi di rottura, siamo tornati insieme.

6. Cosa porti con te su un'isola deserta? (3 cose)
Il piccì col wireless.
La Nutella.
L'ipod.

7. Chi porti con te su un'isola deserta?
L'Umile Servo

8. La persona/personaggio (del passato, contemporaneo, del futuro reale o immaginario che sia) che vorresti incontrare per una vacanza/ viaggio/cena/notte sfrenata/passeggiata... insomma per farci qualsiasi cosa?
Mio nonno Mario, che non è tra i vivi da un bel pezzo.

9. Qual è la canzone/poesia/libro/film/ che ti piacerebbe fosse ispirato a te?
Tanto gentile e tanto onesta pare, di Dante.

10. Chi l'avrebbe mai detto! Eppure ho...
Aperto un blog!

11. Se potessi scegliere un superpotere, che dono vorresti avere?
L'immortalità! Se po fa?! :)


11 cose che non sapete di me:

1. Sono testarda. Io vinco. Se non vinco pareggio. Un mulo sardo non ha la mia stessa tenacia. Modestamente.

2. Amo viaggiare. Nelle mie vene scorre sangue da gitana. Più il viaggio è "all'arrembaggio" più mi sento viva.

3. Divoro libri. Sono una droga. E vengo colta da un momentaneo senso di abbandono quando ne finisco uno.

4. Amo la fotografia. Niente mi emoziona di più di una bella immagine.

5. Sono dipendente dalla Nutella come il Dott. House dal Vicodin.

6. Amo definirmi "oculata nelle spese" o "parsimoniosa" ma tutti mi danno, semplicemente, della tirchia. Riesco a soddisfare la mia fame di shopping con pochi euri.

7. Sono l'anti-sport. Venti minuti di cyclette è il massimo che riesco a sopportare. Odio sentirmi sudata e odio avere il fiatone.

8. Sono un ghiro. Toglietemi tutto ma non le mie 8h di sonno nei giorni feriali e le 10 nel w.e.

9. Ho studiato musica per 5 anni. Amo la musica classica. E amo il mio ex strumento, il flauto traverso.

10. Mi piacciono le persone timide ma mi innamoro dei buffoni di corte. L'uomo perfetto deve farmi ridere.

11. Sono ipocondriaca. Un doloretto diventa un drammone. Ricorro spesso ai camici bianchi ma guai a fidarmi di loro.

Ed ecco a voi le mie questions (sì, alcune le riciclo):
1. Perché hai dato questo titolo/nome al tuo blog?
2. Perché hai deciso di aprire un blog?
3. Il vizio a cui non potresti rinunciare?
4. Un tuo pregio e un tuo difetto
5. Hai un sogno/incubo ricorrente? Quale?
6. La cosa che temi di più?
7. Quale personaggio storico vorresti riportare in vita?
8. Devi scegliere un posto dove vivere fuori dall'Italia. Dove vai?
9. A che età la tua prima volta? Lo rifaresti con la stessa persona?
10. Il tuo libro preferito?
11. Chi l'avrebbe mai detto! Eppure ho...

E i nominati:

kermitilrospo
Lilyum
Courtney
Berry
Patalice
Bri
Zio Scriba
George
Un Passante
Raffaella
Giorgia

mercoledì 6 febbraio 2013

Droghe

Visto che questa mattina, prima di venire a lavoro, avevo questo interessantissimo programmino:

farmi svenare, again, dal mio medico di base

ieri sera, prima di tornare a casa, per premiarmi e incoraggiarmi ho pensato bene di fermarmi nel più vicino centro commerciale con l'intento di acquistare quel paio di stivali marroncini, scamosciati, mezzo tacco che sarebbero stati davvero bene con il maglione-vestito blu regalatomi dall'Umile Servo per il mio compleanno.

Questa mattina, in sala d'attesa, Mina lascia scivolare il suo sguardo sui miei regali piedini.
Mina: "Hai comprato un altro paio di scarpe?"
Princess: "Gli stivali sono scarpe?"
Mina: "Lo sono e sono nuovi"
Princess:  "Dovevo trovare il coraggio per il prelievo di stamattina"
Mina: "E quelle decoltè nere e rosse che hai comprato la scorsa settimana?"
Princess: "Il giorno dopo avevo un pranzo da mia suocera"
Mina: "E le francesine grigie lucide?"
Princess: "Dovevo far schiattare d'invidia quella collega che si crede fashion e invece va in giro vestita da Mago Zurlì"
Mina: "Stai prendendo una brutta piega, secondo me"
Princess: "Assoluttamente no"
Mina: "Invece sì"
Princess: "Ho detto no. IO SMETTO QUANDO VOGLIO"

martedì 5 febbraio 2013

Ode al silenzio. Mancato.

A sei anni mentre aspettavo il mio turno dal dentista vidi una mia coetanea che chiacchierava con i pesci del grande acquario all'angolo della sala d'aspetto. Scesi dalla poltroncina, la raggiunsi, picchiettai con la mia regale manina la sua spalluccia e quando lei, incuriosita, si voltò io le dissi:
"guarda che i pesci non parlano"
per poi tornarmene, con estrema disinvoltura, a sedere vicino a Mina.

A 9 anni decisi di vendicarmi di quella che ritenevo essere un'atroce ingiustizia compiuta nei miei riguardi rivelando alla mia cuginetta cinquenne la vera identità di Babbo Natale, ovvero nostro zio. Avevo appreso che i miei le avevano regalato la Nouvelle Cuisine dopo averla negata alla sottoscritta perché "ma tesoro, quella è per bambine piccole". E non ero piccola io a NOVE anni?! Perdindirindina!

A 12 anni la Sister G. ebbe il suo primo ciclo. La sua Mina le regalò un completino di pizzo verde acqua. Taglia terza. Lei aveva una retromarcia. "Mi cresceranno!" disse speranzosa mostrandomi il presente ancora mezzo incartato. "Non credo. Hai avuto il ciclo. Fine dei giochi. Secondo me ti restano così". Mai profezia fu più nefasta e... azzeccata. Mi odia ancora per quella frase.

A 18 anni la Sister O. mi venne ad aprire la porta di casa sua in mutande e con l'aria afflitta disse "sono ingrassata". "Ma dai - cercai di consolarla io - saranno al massimo tre kg". "Veramente è solo un kg e mezzo". "Libbre! Intendevo libbre!".

Ieri era il compleanno dell'ex collega V. Ed io ero proprio convinta di aver letto su Fb il suo anno di nascita. "Auguri V.! Dai che gli anta non sono poi tanto male. Sei ancora Ciovane!". "Sono Ciovane perché ne faccio 38".

E' ora che io faccia outing. Ho delle serie, serissime, insormontabili difficoltà nel comprendere quando è il momento di tenere la bocca chiusa.

Aiutatemi.

venerdì 1 febbraio 2013

Quel che resta

Iniziamolo bene sto mese va. Parliamo di una cosa allegra. Morire.
Va bene, potete grattarvi. Con grazia please! Che qui siamo a casa di una Princess mica de no scaricatore de Porto de Oxtia, santocielo.

Io e le Sisters siamo state ad un funerale. La Mina di un nostro carissimo amico è venuta a mancare. All'improvviso. E siccome in queste occasioni ognuno si sente libero di testamentare io e Sister G. ci siamo dovute subire i vaneggiamenti della Sister O., quelli che ripete stile mantra terapeutico in ogni simile, triste circostanza. Nel caso in cui dovesse essere accolta nella gloria dei cieli prima di noi, io e G. abbiamo il compito di organizzare il suo funerale e farla cremare. Fino a qui nulla di trascendentale. Il problema si è posto quando ha inizato a blaterare sul dove ubicare o, meglio, sparegere i suoi amabili resti.

Sister O: "voglio che gettiate le mie ceneri nella piscina di acqua sulfurea dove andiamo a fare il bagno d'estate"
Princess: "che schifo. Io dovrei fare il bagno tra le tue ceneri? E' antigienico"
Sister G: "ti immagini scene tipo 'Princess hai un pezzo di O. appicciato su una chiappa!'"
Sister O: "allora buttatemi nell'Aniene"
Princess: "pasto per i pesci!"
Sister G: "non ti facevano senso i pesci?"
Sister O: "mi fanno schifo i pesci. Non voglio essere mangime per i pesci. Accidenti. Allora smezzatevele, le mie ceneri, e mettetevele, che so, in un anello, in un'ampollina, in un ciondolo"
Princess: "Ok, siamo come sorelle noi 3 ma non me la sento di metterti in un anello e usare quella mano, che so, per farmi il bidet. Sarebbe irrispettoso"
Sister G: "per non parlare del lato porno della cosa quando facciamo all'ammore con qualche ganzo"
Sister O: "siete persone perverse. Insane. E difficili".

Alla fine abbiamo mediato su un terreno di campagna, sotto un ciliegio.
Che vi devo dire, ognuno ha i suoi personali metodi per esorcizzare la paura della morte. Il nostro è questo. Sdrammatizzare, ridere, sminuire.
Siamo persone perverse, insane e difficili.
Troviamo ossigeno così quando annaspiamo di fronte all'ennesima, brutale perdita.